Ripresa in Italia: niente manovra, serve taglio tasse

di Barbara Weisz

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Le stime sulla ripresa del Ministro Grilli a confronto con quelle di Istat, Bankitalia, Confindustria e istituzioni internazionali: ecco l'agenda politico-economica 2013 e gli scenari di crescita.

Mentre imprese, Banca d’Italia  e Istat vedono il 2013 ancora in recessione e rimandano la ripresa al 2014, una ventata di ottimismo arriva dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, secondo cui i primi segnali di ritorno alla crescita arriveranno in Italia prima di fine anno.

Secondo il titolare del Tesoro nessuna manovra finanziaria in vista, dunque, poiché nel 2013 verrà centrato l’obiettivo del pareggio strutturale di bilancio.

E fra le priorità dell’agenda economica 2013 proposta da Grilli in audizione al Parlamento europeo, c’è piuttosto una riduzione delle tasse, da perseguire attraverso nuovi risparmi di spesa pubblica.

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Previsioni economiche a confronto

Il ministro dell’Economia ritiene che la fase più profonda della recessione sia destinata a terminare dopo il primo trimestre di quest’anno, con una inversione di tendenza da aprile segnata dai primi segnali di ritorno alla crescita. Quali sono gli elementi alla base dell’analisi di Grilli? La pur timida fase di ripresa sarà trainata da «esportazioni e investimenti».

L’economia resterà ancora debole in questo 2013, dopo il -2,4% del 2012, ma nel 2014, la crescita sarà di poco superiore all’1%. Si tratta di previsioni decisamente ottimiste rispetto a quelle che arrivano da Bankitalia  (-1%) ma anche dalle istituzioni internazionali (Ocse, Fmi, Commissione Europea) e dal mondo delle imprese (Confindustria stima un -1,1%):

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All’ottimismo del ministro fa da contraltare la prudenza del presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, secondo cui potrà esserci un recupero nel secondo semestre 2013 (dunque, non prima dell’estate), anche se secondo alcune stime l’avvio della ripresa «sarà nel terzo trimestre, secondo altri nel quarto o addirittura nel primo del 2014».

Pareggio di bilancio

Grilli non mostra preoccupazioni sulla tenuta dei conti, perché – anche se nominalmente il 2013 non sarà in pareggio – l’obiettivo concordato con l’Europa di un pareggio in termini strutturali verrà invece centrato. La prospettiva al momento è di un avanzo primario del 3%, che salirà al 5% nel 2014.

Si tratta di una difesa di quanto fatto dal governo nell’ultimo anno: tutti i paesi europei hanno «compiuto straordinari sforzi di consolidamento accompagnati da riforme strutturali» e «da questo punto di vista ritengo che l’Italia rappresenti un buon esempio», grazie a riforme che non sono «reversibili».

Nessuna manovra, meno tasse

Certo, «la strada non è terminata», e l’economia resta debole. La ripresa sarà lenta e troppo debole per sostenere l’occupazione. Anche per questo, il ministro ritiene che in vista non ci sia nessuna manovra aggiuntiva: non è il momento di «appesantire l’economia con altre manovre» con il rischio di un effetto recessivo.

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Viceversa, bisogna agire sulle leve della crescita, e fra le priorità c’è quella di abbassare le tasse, oggi molto alte anche a causa delle politiche di austerity, che sono state necessarie per riportare la fiducia dei mercati e abbassare lo spread.  Per ridurre l’eccessiva pressione fiscale la ricetta è proseguire sulla strada della spending review.

Ricette per la crescita, verso Davos

E’ interessante notare come questo mese di gennaio 2013 sia molto intenso sul fronte del dibattito sulle politiche economiche: da una parte la richieste di misure per la crescita da parte delle imprese, dall’altro la forte attenzione da parte della politica, complice una campagna elettorale in cui le agende economiche sono centrali. E c’è un clima internazionale, in primis in Europa, altrettanto acceso nello sforzo di lasciarsi definitamente alle spalle la crisi.

L’appuntamento più importante, sul fronte degli scenari futuri, è il tradizionale vertice del World Economic Forum a Davos, che dal 23 al 27 gennaio vede riuniti 40 capi di stato (discorso inaugurale di Mario Monti) e circa 2500 leader dell’economia e della politica internazionale. Il titolo dell’edizione 2013 è emblematico: “Resilient Dynamism“, dinamismo resiliente, ovvero in grado di adattarsi a una realtà caratterizzata da crisi e forti cambiamenti per superare gli shock e tornare a crescere. E’ la combinazione di dinamismo e resilienza, secondo gli esperti di Davos, uno degli elementi strategici per affrontare il 2013.