Confindustria: il costo dello spread sulle imprese

di Barbara Weisz

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Confindustria, spread 300 punti sopra il livello giustificato dall'economia reale: un eccesso che costa più di 23 mld alle imprese, 144mila posti di lavoro e quasi un punto di PIL: problemi e soluzioni.

L’eccesso di spread vanifica gli sforzi sul fronte del risanamento economico del Paese e costa alle imprese 23,7 miliardi di euro di maggiori oneri per interessi, oltre a bruciare 144mila posti di lavoro; assieme ai costi a carico di famiglie e bilancio pubblico, si calcolano perdite pari allo 0,9% del PIL.

Sono le stime allarmanti del Centro Studi Confindustria: i livelli dello spread non sono giustificati dalle reali condizioni dell’economia, e i costi aggiuntivi sono imputabili a quei 300 punti base di differenziale aggiuntivo rispetto a quello effettivamente riconducibile al divario fra Italia e Germania su debito pubblico e crescita.

Spread oltre il reale

Secondo il report di Viale Astronomia,  lo spread reale dovrebbe essere pari a 164 punti, contro i 495 quotati lo scorso 16 luglio. Senza questi 300 punti di spread in eccesso, in tre anni avremmo un PIL maggiore dello 0,9% e soprattutto una crescita pari a +3,7% degli investimenti, oltre a un +0,6% di consumi. E questo, secondo stime prudenti, che «non incorporano appieno il venire meno della fase acuta del credit crunch».

Nonostante le tante ricette anti-spread, il vero problema è che «l’incertezza sul futuro dell’euro e la sfiducia nella capacità dei governi dell’Eurozona di gestire la crisi spingono gli spread molto oltre i livelli giustificati» dai fondamentali economici.

Conseguenze sulle imprese

Il Centro Studi Confindustria mette però in guardia: «le perdite di prodotto e occupazione abbattono il potenziale di crescita futura, vanificando parte degli sforzi effettuati con le politiche di risanamento e di riforma strutturale».

L’eccesso di spread «si ripercuote sul costo del denaro pagato da famiglie, imprese e banche, accentua considerevolmente il credit crunch e, provocando la nuova e violenta recessione in atto, infligge gravosi e controproducenti costi economici, sociali e politici. I sacrifici, invece di essere premiati con l’abbassamento dei tassi di interesse, sono accentuati punitivamente proprio dall’andamento stesso dello spread, lasciato in balia degli effetti-contagio tra paesi in difficoltà e delle indecisioni e degli errori imputabili alle autorità europee».

La soluzione

Il rimedio indicato è lo scudo anti-spread, strumento che per Confindustria va «profondamente ridisegnato» rispetto a quanto previsto al momento: dovrebbe avere «molte più risorse (idealmente illimitate)» e ne andrebbe attribuita una gestione discrezionale e unilaterale alla BCE, la Banca Centrale Europea, nel rispetto dei programmi di stabilità concordati con la Commissione Europea e rendendo conto al Parlamento europeo.

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