Imprese, crisi e investimenti: il Rapporto MET 2015

di Francesca Pietroforte

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Stato dell’arte delle imprese italiane nel Rapporto MET 2015: strategie anti crisi, innovazione, investimenti e politiche di intervento future.

È stato presentato a Roma lo scorso 17 marzo il Rapporto MET 2015Strategia per la crescita – Imprese, Mercati, Stato”, curato da Raffaele Brancati. Una fotografia del sistema produttivo italiano, caratterizzato da imprese in crisi ed eccellenze imprenditoriali in grado di sviluppare strategie dinamiche utili per la ripresa, puntando su innovazioni di prodotto e di processo e qualificando la propria offerta.

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Imprese di qualità

Il Rapporto definisce le “imprese di qualità”, che si riconoscono dal dinamismo realizzato attraverso strategie precise. Sono tre gli elementi che muovono questo tipo di aziende: ricerca dei nuovi mercati, attività crescente di ricerca e sviluppo, innovazione.Distinguendo tra le imprese eccellenti, statiche e in movimento, la prima tipologia è costituita dal 3% del totale e impiega il 15% degli occupati nazionali dell’industria (dati 2013), mentre la seconda impiega il 40% degli occupati e comprende più del 50% delle aziende, ma malgrado i grandi numeri è quella più colpita dalla crisi. Le imprese in movimento rappresentano il 50% dell’occupazione e hanno avuto una forte crescita tra il 2011 e il 2013.

Imprese in movimento

Se le eccellenze sono quelle che sfruttano a pieno i tre parametri di dinamismo, le imprese in movimento lo fanno in maniera incompleta e discontinua, hanno quindi un profilo fragile e per questo possono rappresentare, secondo Brancati, il target della politica industriale. A caratterizzarle è la scalata di nuovi mercati associata a ricerca e sviluppo, una minore dell’avversione al rischio, il perseguimento dell’innovazione e soprattutto la forte presenza della domanda come traino per la crescita più che per le altre tipologie di impresa.

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Dimensioni

È in atto un processo, avviato nel 2011, di caccia ai mercati internazionali, ma la dimensione delle imprese è un fattore frenante: è tuttavia opportuno rilevare che anche aziende con poco più di 10 dipendenti stanno aumentando sensibilmente la propria attività esportazione, tanto da modificare i comportamenti acquisiti.

Se nei modelli classici le imprese badavano prima a rafforzare la propria posizione sul mercato nazionale per poi internazionalizzare, oggi il processo è inverso: si va sui mercati internazionali per consolidare la propria posizione, non più per incrementarla.

Ricerca e innovazione

Altro cambiamento dovuto alla crisi riguarda il processo di innovazione che – contrariamente a quanto accadeva nel 2008 – parte proprio dalla ricerca, una formula stabile aumentata sensibilmente rispetto a prima.

Effetti della crisi

Tornando alla congiuntura internazionale, il Rapporto evidenzia come una crisi così lunga produca effetti radicali sul calo del valore aggiunto, della produzione e della domanda interna, evidenziando però che le reazioni delle imprese sono rilevanti.

Brancati evidenzia una criticità legata alle imprese in movimento, che registrano buone performance su tutti i campi di azione tranne che nei rapporti con il sistema del credito. È come se le banche non riservassero molta attenzione al dinamismo di una impresa, che anzi può essere percepito come un fattore di rischio. Qualche segnale di cambiamento c’è: tra 2011 e 2013 il credito ha subito un calo del 9% per i non innovatori.

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Investimenti

Il Rapporto evidenzia un altro passaggio: se è vero che cresce chi fa ricerca ed esportazione, non è corretto pensare che queste variabili incidano profondamente sulla probabilità di chiusura dell’impresa, condizionata invece dalla solidità ex ante e dal grado di indebitamento.

Prospettive future

Servirebbero politiche pubbliche che aiutino davvero le imprese, come accade in altri Paesi europei. La Germania, ad esempio, ha riformato il mercato del lavoro ma nel frattempo ha rinnovato l’infrastruttura occupandosi dell’affiancamento a 360 gradi delle aziende. L’intensità degli interventi è ingente, tanto da renderli provvedimenti di sistema e contribuire fortemente al successo internazionale delle imprese.

In Italia si attendono i dati 2014, dai quali dovrebbero emergere gli effetti delle politiche che i Governi hanno attuato dal 2012. In attesa di questi, misure che riducano il rischio per le imprese, e non soltanto per le banche, sono non solo auspicabili ma necessarie, soprattutto per il mare magnum delle imprese reattive e in movimento.

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