- La video intervita di Chapeau a Marco Bruns
- Dal graffetto su CorelDraw al misterioso adesivo giallo
- L’esordio nelle vendite, il caso San Carlo e la maxi-affissione
- I coriandoli al Pitti Uomo e lo stencil del Tour de France
- I grandi palcoscenici: dalla MotoGP a Valentino Rossi e Leo Messi
- Il boom, la contraffazione e il tradimento
- Il “suicidio commerciale” e i progetti di rilancio
La video intervita di Chapeau a Marco Bruns
Nella video intervista rilasciata al canale YouTube Chapeau, Bruns ripercorre in modo dettagliato l’intera parabola personale e professionale legata al brand A-Style.
Dai primissimi bozzetti realizzati al computer negli anni Novanta fino all’esplosione sui mercati internazionali, il fondatore svela i retroscena di una storia d’impresa vissuta sempre sul filo della provocazione. Dalle campagne pubblicitarie abusive alle sponsorizzazioni nel Motomondiale e nel calcio globale, l’intervista offre uno spaccato inedito sul boom economico del marchio, sulle sfide legate alla contraffazione e ai conflitti giudiziari, fino alla sofferta decisione di ritirare il brand dal mercato e ai progetti per il suo imminente rilancio.
Dal graffetto su CorelDraw al misterioso adesivo giallo
La nascita dell’iconico logo risale al 1992, quando Bruns, giocando con il programma di grafica CorelDraw, accostò una “A” maiuscola a una “i” minuscola. Notando la particolare disposizione degli elementi, intuì il potenziale di una figura stilizzata: aggiungendo un secondo puntino e le gambette sottostanti, prese forma un’immagine volutamente allusiva di due figure umane in un atteggiamento intimo. Rimasto chiuso in un cassetto per sette anni, il disegno venne rispolverato nel 1999 per creare un segnale di riconoscimento tra amici surfisti.
Acquistato a metà prezzo uno stock di carta adesiva gialla da un serigrafo, Bruns iniziò ad applicare personalmente gli adesivi di notte sui semafori di Milano, giungendo persino a tappezzare la zona antistante la Questura, dove un poliziotto, affascinato dal misterioso simbolo diventato leggenda cittadina, lo aiutò ad attaccarlo sulle entrate dell’edificio.
L’esordio nelle vendite, il caso San Carlo e la maxi-affissione
Il passaggio dalle strade alle vetrine avvenne quasi per caso nel 2000, dopo che Bruns scoprì a San Babila un ragazzo che indossava una t-shirt stampata abusivamente con il suo logo, a conferma dell’enorme potenziale del brand. Le prime vendite ufficiali incontrarono tuttavia la diffidenza dei negozianti tradizionali per via dell’esplicita carica provocatoria dell’immagine.
La svolta commerciale fu innescata paradossalmente dal divieto imposto da un’insegnante dell’istituto San Carlo di Milano, che proibì agli studenti di indossare la maglietta A-Style. La notizia, ripresa dai principali quotidiani nazionali, scatenò una corsa all’acquisto tra i giovanissimi.
Poco dopo, Bruns ottenne una visibilità straordinaria affittando a costo irrisorio uno spazio pubblicitario da 25 per 25 metri in piazza 25 Aprile: il cartellone, rifiutato all’ultimo momento dalla Curia proprietaria dello stabile a causa di una campagna Sisley ritenuta sconveniente, accolse la gigantesca “A” nera su fondo giallo senza che i proprietari cogliessero il doppio senso della grafica.
I coriandoli al Pitti Uomo e lo stencil del Tour de France
Per espandere il marchio oltre i confini milanesi, Bruns fece ricorso a tattiche di guerriglia marketing audaci e a basso costo. Nel 2004, di fronte al rifiuto di ammissione alla fiera Pitti Uomo di Firenze dovuto alla mancanza di storico aziendale, organizzò un’azione di disturbo anonima spedendo buste piene di coriandoli gialli firmati alle redazioni dei giornali e spargendone un milione all’interno dei padiglioni e dei bagni della Fortezza da Basso attraverso tasche forate. L’operazione generò una richiesta travolgente da parte dei compratori.
Analogamente, in occasione della tappa dell’Alpe d’Huez al Tour de France, Bruns e i suoi collaboratori dipinsero di notte con la bomboletta spray centinaia di grandi loghi gialli sull’asfalto dei tornanti; l’iniziativa fu consacrata dalla pubblicazione sul quotidiano The Times di una famosa fotografia di Lance Armstrong in piega proprio sopra il simbolo di A-Style.
I grandi palcoscenici: dalla MotoGP a Valentino Rossi e Leo Messi
Il successo di massa toccò il culmine tra il 2006 e il 2007 grazie a partnership strategiche di rilevanza globale. Condividendo la passione per il surf con un dirigente di Dorna Sports, Bruns riuscì ad assicurarsi a condizioni favorevoli la sponsorizzazione del Gran Premio di Assen nel Motomondiale, rinominato per l’occasione con la “A” del brand gigante accostata al nome della pista olandese e stampata persino sui trofei premiati da Valentino Rossi.
Nello stesso periodo, durante un viaggio d’affari in Argentina, Bruns incontrò il padre di un diciannovenne Leo Messi, dando vita alla celebre campagna pubblicitaria “Messia Style”. La promozione accostò l’immagine dell’asso argentino alla grafica del marchio, contribuendo a diffondere il celebre soprannome del calciatore sui media internazionali e consolidando il brand come simbolo di indipendenza tra i giovani.
Il boom, la contraffazione e il tradimento
Nel 2008 A-Style raggiunse l’apice finanziario, toccando un fatturato di circa 30 milioni di euro e distribuendo oltre un milione di capi all’anno, con una forte penetrazione anche nel mercato femminile. Tuttavia, la rapida crescita fu accompagnata da un’esplosione capillare della contraffazione su scala globale, con prodotti falsi diffusi in Asia e America Latina.
La vera crisi scaturì però dalla gestione dei contratti di licenza: affidata la produzione e la distribuzione alla società Finesse, Bruns scoprì casualmente, durante una trasferta sul lago di Como, l’esistenza di una massiccia produzione parallela non autorizzata realizzata in Turchia. La scoperta portò all’immediato intervento della Guardia di Finanza e al sequestro delle merci, segnando l’inizio di una complessa e dolorosa fase di contenziosi legali.
Il “suicidio commerciale” e i progetti di rilancio
Tra la crisi generale del settore moda a partire dal 2008 e le inadempienze finanziarie dei licenziatari successivi, Bruns prese la drastica decisione di ritirare tutte le licenze e congelare il marchio nel 2015, compiendo quello che definisce un consapevole “suicidio commerciale” pur di preservare l’integrità dell’azienda ed evitarne la speculazione.
A distanza di anni, forte dell’esperienza maturata e della tutela del proprio patrimonio grafico, il fondatore ha avviato un piano di rilancio pianificato per il 2026 sull’asse Milano-Miami.
Supportato da investitori privati e da attività di raccolta fondi, Bruns si prepara a riproporre A-Style sul mercato europeo e ad aprirne la distribuzione negli Stati Uniti, rimanendo fedele allo spirito originale di provocazione, creatività e indipendenza.