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Green Deal UE, approvato il Pacchetto Omnibus I: meno burocrazia e nuove regole per imprese e investitori

di Anna Fabi

17 Novembre 2025 09:33

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Il voto del Parlamento Europeo riscrive una parte del Green Deal: semplificazioni per la rendicontazione ESG e regole graduali per la due-diligence.

Il Parlamento Europeo ha approvato la posizione sul Pacchetto Omnibus I del Green Deal, con un intervento che rivede e semplifica alcune delle norme più impegnative per imprese e amministrazioni, in particolare quelle legate alla rendicontazione di sostenibilità e alla due diligence nelle filiere globali. Il voto segna una svolta politica: meno adempimenti nel breve periodo e più gradualità nell’applicazione delle regole, senza però arretrare formalmente dagli obiettivi climatici al 2050.

Con l’approvazione della posizione negoziale, il dossier passa al Consiglio UE per la definizione del testo finale. Una volta chiusi i triloghi, gli Stati membri dovranno adeguare le legislazioni nazionali: per l’Italia ciò significa aggiornare le norme su bilanci, controlli interni, tracciabilità e responsabilità d’impresa.

Green Deal: cosa prevede il Pacchetto Omnibus

Il Pacchetto Ominbus I modifica i principali regolamenti e direttive che compongono il quadro normativo del Green Deal, intervenendo su tre aree: criteri di applicazione della rendicontazione ESG (CSRD), obblighi inerenti la sostenibilità nelle catene del valore (CSDDD) e semplificazioni per Stati membri e imprese. Gli interventi riguardano soprattutto:

  • riduzione delle imprese obbligate alla rendicontazione completa in base alle soglie dimensionali;
  • tempi più lunghi per l’adozione degli standard di sostenibilità da parte delle PMI;
  • applicazione graduale degli obblighi di due diligence nei settori a rischio elevato;
  • snellimento burocratico e riduzione degli oneri amministrativi;
  • maggior flessibilità per gli Stati membri nel recepire e aggiornare le norme.

Per la Pubblica Amministrazione il pacchetto introduce margini di flessibilità utili nella gestione di gare e contratti pubblici. La rimodulazione delle scadenze ESG facilita l’allineamento dei capitolati alle nuove regole europee, evitando contenziosi e permettendo alle stazioni appaltanti di definire criteri più chiari e sostenibili, soprattutto nei settori energetici e dei servizi ambientali.

Cosa cambia per le imprese italiane

Per le aziende italiane il Pacchetto Omnibus I rappresenta una boccata d’ossigeno sul piano operativo. La gradualità negli obblighi di rendicontazione e tracciabilità consente una pianificazione più sostenibile degli investimenti ESG, soprattutto nei settori manifatturieri ad alta intensità di capitale. Le imprese potranno concentrare risorse su innovazione, efficientamento energetico ed economia circolare, anziché affrontare nell’immediato una mole elevata di adempimenti documentali.

Per le PMI Manifatturiere si riduce la tensione e quelle inserite in filiere complesse potranno inoltre gestire con più gradualità le richieste di dati ESG provenienti dai grandi committenti, spesso molto onerose da produrre per realtà di piccole dimensioni. Anche la Logistica beneficia della semplificazione: molte imprese del settore erano chiamate ad anticipare investimenti importanti in sistemi di tracciabilità avanzata, monitoraggio emissioni e audit delle catene di fornitura. La nuova tempistica permette di distribuire questi investimenti su più esercizi, con un impatto meno rilevante su liquidità e margini operativi.

In generale, la riduzione dei costi di compliance e le nuove semplificazioni possono adesso rendere più agevole la partecipazione delle PMI alle catene del valore sostenibili, riducendo le barriere di accesso ai mercati europei che richiedono standard ESG elevati.

Il rischio principale riguarda in realtà il piano internazionale: un’eccessiva dilazione della compliance potrebbe creare gap di competitività rispetto ai Paesi che mantengono standard più stringenti e creano un vantaggio reputazionale in tema di sostenibilità. In un mercato globale in cui gli investitori premiano la trasparenza, un rallentamento nell’adozione degli standard potrebbe penalizzare l’accesso ai capitali.

Il nuovo quadro degli adempimenti

Come anticipato, il pacchetto Omnibus I interviene sul perimetro applicativo del Green Deal e sulle principali direttive europee in materia di sostenibilità, in particolare la CSRD (Direttiva 2022/2464/UE sulla rendicontazione di sostenibilità) e la CSDDD (direttiva sulla due diligence nelle catene del valore, in fase di finalizzazione). Le modifiche votate dal Parlamento Europeo limitano l’applicazione degli obblighi completi di rendicontazione ai soli soggetti di maggiori dimensioni: aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro. Per la CSDDD, gli obblighi di due diligence restano vincolanti solo per imprese con oltre 5.000 dipendenti e ricavi superiori a 1,5 miliardi di euro.

Per tutte le imprese al di sotto di queste soglie, la riforma introduce regimi alleggeriti: report di sostenibilità semplificati, riduzione del numero di KPI obbligatori, esenzione dalla rendicontazione granulare sui fornitori di secondo livello e possibilità di applicare un approccio “proporzionato” alla materialità.

Restano invariati gli obblighi già attivi per i grandi gruppi: preparazione della dichiarazione di sostenibilità secondo gli standard ESRS, obblighi di verifica esterna, rendicontazione energetica, conformità ai CAM negli appalti pubblici e reporting CBAM per i settori energivori.

Sul piano temporale, l’Omnibus I prevede poi lo slittamento di scadenze della CSRD per PMI quotate e di medie dimensioni, concedendo un margine operativo maggiore per adeguare governance, sistemi di raccolta dati e procedure di controllo interno. Le microimprese restano fuori dal campo di applicazione della direttiva.

In sintesi, il Green Deal non viene smantellato: vengono però ricalibrati tempi, soglie e intensità degli obblighi, con l’obiettivo di evitare un impatto eccessivo sui bilanci aziendali nel triennio 2026-2028.

Dal punto di vista contrattuale, le aziende che partecipano a gare pubbliche devono continuare a rispettare i requisiti minimi previsti dai Criteri Ambientali Minimi (CAM). Allo stesso modo, banche e intermediari finanziari richiedono ancora reportistica ESG coerente per valutare il merito creditizio, in quanto le linee guida EBA sulla concessione dei prestiti non sono state oggetto di revisione.

Il nuovo quadro, inoltre, non riduce il livello atteso di trasparenza e responsabilità: investitori, clienti e stakeholder continueranno a richiedere dati affidabili e strategie credibili. Le imprese che sfrutteranno la semplificazione come “pausa tattica” rischiano di arrivare tardi rispetto ai competitor europei già avviati nei percorsi di transizione verde.

Le reazioni del mondo economico

Le associazioni imprenditoriali accolgono positivamente la scelta del Parlamento, sottolineando la necessità di rendere il Green Deal compatibile con la competitività industriale e con il contesto macroeconomico attuale, segnato da costi energetici ancora elevati e difficoltà di accesso alla finanza. Dall’altro lato, molte organizzazioni ambientaliste e una parte dell’opposizione europea parlano di “arretramento” degli obiettivi climatici e temono che il rinvio degli obblighi possa rallentare gli investimenti in tecnologie pulite e ridurre la pressione sulle filiere ad alto impatto.