L’iperammortamento per la transizione digitale e sostenibile delle imprese ha una durata limitata ad un anno e non consente adeguata programmazione degli investimenti, mentre la detassazione dei rinnovi contrattuali andrebbe estesa alle annualità precedenti il 2025 e valorizzare i contratti più rappresentativi: su questi due punti sono d’accordo tutte le associazioni imprenditoriali che hanno espresso il loro parere sulla Manovra 2026 in sede di audizione parlamentare. Così come il giudizio complessivo è concorde nel definire la Legge di Bilancio poco orientata alla crescita.
Per il resto, ci sono richieste che riguardano i singoli comparti produttivi.
Confindustria insiste sulla necessità di un piani industriale da 8 miliardi all’anno. Confartigianato, CNA e Casartigiani chiedono il potenziamento dei bonus edilizi e l’abolizione dell’IRAP per le società di persone. Confesercenti insiste su misure che rilancino i consumi e propone di indicizzare all’inflazione gli scaglioni IRPEF e di estendere il taglio dell’aliquota del secondo scaglione ai redditi fino a 60mila euro.
Vediamo con precisione l’analisi delle associazioni datoriali nelle audizioni al Senato.
Confindustria rilancia sul piano da 8 miliardi annui
Secondo Confindustria, «il ddl Bilancio non ha la dimensione adeguata a rilanciare la competitività delle imprese, pur centrando alcuni obiettivi rilevanti». Apprezzabili alcune misure, come iper ammortamento e ZES Unica, ma per quanto riguarda la prima viene rilevato il limite dell’assenza di una prospettiva pluriennale. Viale Astronomia rilancia l’idea di un Piano industriale straordinario basato su tre direttrici di intervento, investimenti, competitività e contesto attrattivo, finanziato con almeno 8 miliardi l’anno per un triennio. E rilancia sull’esigenza di intervenire sul costo dell’energia.
Più nel dettaglio, Confindustria si sofferma su quattro misure. L’iperammortamento che incentiva gli investimenti 4.0 e 5.0 ha aspetti positivi: comprende sia macchinari sia software, agevola in modo particolare il risparmio energetico. Ma è limitato al 2026 e necessita di un decreto attuativo. «Per la programmazione degli investimenti servono orizzonti ampi, certi e prevedibili. Ci attendiamo, quindi, che l’incentivo sia esteso su base triennale e che abbia efficacia immediata, a partire dal 1° gennaio del prossimo anno».
Bene la proroga al 2028 del credito d’imposta ZES Mezzogiorno. Inadeguati invece i sostegni ai contratti di sviluppo, che invece «rappresentano una leva importante per gli investimenti produttivi», «riscontrano grande interesse da parte delle imprese e determinano impatti positivi su occupazione, crescita delle filiere e sviluppo dei territori». Molto critica l’assenza di disposizioni sul Fondo di Garanzia PMI: bisognerebbe invece confermare le attuali regole di funzionamento, in scadenza a fine anno, magari rendendole strutturali.
Ci sono due considerazioni critiche sulle detassazioni relative al lavoro dipendente. La misura sui rinnovi rischia di «generare disparità di trattamento fiscale tra dipendenti, a seconda del momento in cui i rinnovi contrattuali sono stati conclusi. Le disposizioni sui premi di risultato «rappresentano un segnale positivo di attenzione al salario variabile, ma rischiano di ridurre l’incentivo alla conversione in welfare aziendale e hanno un campo di applicazione circoscritto alle imprese più strutturate, considerato che il nuovo limite (5 mila euro) è superiore alla media dei premi erogati dal settore industriale». Meglio semplificare i requisiti per accedere alla tassazione sostitutiva (a prescindere dall’aliquota applicata), viste le difficoltà di molte imprese in questo periodo.
Confartigianato, CNA e Casartigiani: bonus edilizi e abolizione IRAP
Confartigianato, CNA e Casartigiani da una parte approvano l’attenzione del Governo alla sostenibilità della finanza pubblica, dall’altra ritengono che la manovra non sia sufficientemente orientata alla crescita. «L’Italia è un Paese di impresa diffusa», per cui una «eccessiva verticalizzazione delle politiche industriali rischierebbe di tradire la conformazione naturale del nostro tessuto economico e sociale», anche se i driver della doppia transizione, digitale e green, «non possono essere abbandonati nella loro dimensione orizzontale». Fra gli obiettivi delle politiche industriali devono esserci il sostegno ai settori di eccellenza del Made in Italy e l’approvvigionamento energetico.
manovrPer quanto riguarda il dettaglio delle misure, bene la riduzione della seconda aliquota IRPEF, ma la pressione fiscale resta alta e fra i correttivi si potrebbe introdurre l’unificazione della no tax area per tutte le categorie di contribuenti, oggi ancora frammentata. Proposti alcuni potenziamenti dei bonus edilizi: la proroga per tre anni e non solo per il 2026, della detrazione sulle ristrutturazioni edilizie nell’attuale misura, allargando il beneficio al 50% sulla prima casa anche ai familiari conviventi. Il rafforzamento del bonus mobili alzando il tetto di spesa da 5mila a 8mila euro. E la riproposizione del bonus verde al 36% fino a un tetto di spesa di 5mila euro.
Infine, le associazioni datoriali chiedono di modificare la norma introdotta lo scorso anno che limita le detrazioni per i redditi sopra i 75mila euro. Si oppongono alla stretta sulle compensazioni e all’aumento delle accise sui carburanti. C’è anche una proposta sulla rottamazione, per ricomprendere anche i contribuenti che sono in regola con le rate della definizione agevolata.
Sui rinnovi contrattuali, la riduzione dell’aliquota al 5% è un segnale positivo, ma andrebbe estesa a tutti i rinnovi (attualmente riguarda solo quelli sottoscritti nel 2025 e 2026) e limitata a quelli più rappresentativi dei diversi settori, anche di secondo livello. Un’altra richiesta riguarda l’estensione all’artigianato del beneficio fiscale previsto per il settore turistico sul lavoro straordinario e notturno.
Per quanto riguarda il supermmortamento, le associazioni delle PMI ritengono preferibile il credito d’imposta, criticano l’orizzonte temporale limitato. Bene il rifinanziamento de credito d’imposta ZES unica, «ma è incomprensibile l’esclusione dei progetti di investimento il cui importo complessivo sia inferiore ai 200mila euro».
Ci sono infine alcune proposte aggiuntive rispetto a quanto inserito in manovra: proseguire nel percorso di eliminazione dell’IRAP, estendo l’abolizione già prevista per le imprese individuali e i lavoratori autonomi alle società di persone. Decontribuzione per l’apprendistato professionalizzante. Misure per ridurre il caro energia. Misure per il rilancio della moda, anche incentivando i giovani che rilevano imprese esistenti e potenziando gli incentivi all’innovazione.
Confesercenti: rilancio dei consumi
Confesercenti definisce la Legge di Bilancio 2026 «una manovra di ordinaria manutenzione dei conti pubblici», e a sua volta a considera poco orientata alla crescita. La riduzione IRPEF e gli altri interventi che sostanzialmente riducono il cuneo fiscale (straordinari, premi di produttivi rinnovi contrattuali), «hanno una dimensione limitata e non riescono ad avere impatti significativi sui consumi». Nell’insieme, queste misure valgono «4,2 miliardi, lo 0,3% del reddito disponibile delle famiglie», dimensioni non sufficienti a modificare le decisioni di consumo. La riforma Irpef andrebbe potenziata in due modi: indicizzando gli scaglioni all’inflazione programmata e allargando il taglio ai redditi fino a 60mila euro.
Anche Confesercenti critica il fatto che la tassazione agevolata al 5% sui rinnovi contrattuali sia limitata ai CCNL siglati nel 2025 e 2026, l’esclusione dei rinnovi 2024 lascia scoperti circa 5 milioni di lavoratori del terziario e del turismo. Bene il trattamento integrativo speciale del 15% per il lavoro notturno e festivo nel settore turistico.
L’associazione rileva l’assenza di politiche su formazione continua e politiche attive.