Confindustria: le prossime sfide per la vera ripresa

di Barbara Weisz

scritto il

PNRR e relazioni industriali, riconversione imprese e intese sindacali sul lavoro: dall'Assemblea di Confindustria le strategie per una ripresa stabile.

La sfida per il Governo e le parti sociali è costruire i presupporti per una «ripresa duratura e sostenibile»: lo ha dichiarato il premier, Mario Draghi, intervenuto all’Assemblea annuale di Confindustria. «Il vero punto non è il rimbalzo in corso quest’anno, la sfida è il tasso di crescita dal 2022 in avanti, che deve essere solido e duraturo» ha confermato il presidente dell’associazione imprenditoriale, Carlo Bonomi. Una vision condivisa, quella espressa in Viale Astronomia, che parte dalla crescita del 6% del PIL italiano prevista per quest’anno (superiore al 4,5% stimato in primavera e più robusta di quella degli altri paesi europei) e da altri dati positivi sulla ripresa post Covid: produzione industriale, esportazioni, mercato del lavoro.

Il rischio è che sia solo un rimbalzo dopo due anni di Covid, che se non adeguatamente sostenuto non si tradurrà in crescita stabile. Partendo da questa visione comune, il capo del Governo e il presidente di Confindustria hanno presentato proposte e delineato strategie: la centralità del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), le riforme in arrivo e le relazioni industriali. Su questo punto c’è una specifica analisi del premier ed un impegno di Confindustria, che propone una nuova stagione di intese con i sindacati, partendo da tre temi concreti: sicurezza sul lavoro, politiche attive, smart working. Vediamo tutto.

I numeri della ripresa nella NaDEF

Mario Draghi ha anticipato alcune cifre della Nota di aggiornamento al DEF: «le previsioni del Governo, che presenteremo tra pochi giorni, stimano una crescita intorno al 6% per quest’anno, a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera. La produzione industriale ha superato a luglio il valore registrato prima dell’inizio della pandemia. Le esportazioni nel secondo trimestre di quest’anno sono state del 4,8% più alte che nello stesso periodo del 2019, prima della crisi sanitaria». I dati sull’occupazione: a luglio, rispetto a un anno fa, «il numero di occupati è cresciuto di 440mila unità, e c’erano 170mila disoccupati e 484mila inattivi in meno. Il mercato del lavoro è ripartito, ma – sottolinea il presidente del Consiglio – ci sono ancora alcuni aspetti che destano preoccupazione. Tra i dipendenti, tre quarti dei nuovi occupati hanno ricevuto un contratto a tempo determinato. Nel 2020, più di due milioni di famiglie erano ancora in condizione di povertà assoluta».

Obiettivi di crescita sostenibile

Al momento, il +6% di PIL 2021, «è in una certa misura un rimbalzo, legato alla forte caduta del prodotto interno lordo registrata l’anno scorso. Nel 2020, l’economia italiana si è contratta dell’8,9%, una delle recessioni più profonde d’Europa». Come fare per raggiungere l’obiettivo di una crescita duratura e sostenuta? Ecco la strategie secondo il Premier:

  • Covid: evitare nuove ondate di contagi, ora che quasi il 77% della popolazione vaccinabile ha completato il ciclo ma la variante Delta obbliga a raggiungere tassi di vaccinazione ancora maggiori («la strada è aperta e il processo si sta evolvendo bene. Anche per questo motivo abbiamo prima introdotto e poi allargato e reso sempre più stringente l’uso del green pass», definito «uno strumento di libertà, di sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e per tenere aperte le attività economiche e le scuole»).
  • PNRR: innovazione, transizione ambientale e digitale. «Dobbiamo assicurarci che il denaro stanziato per gli investimenti sia speso bene, con onestà e senza infiltrazioni criminali». Bisogna «evitare i ritardi che hanno spesso rallentato o impedito l’uso dei fondi europei in Italia, cogliere l’opportunità per sciogliere i nodi strutturali che legano da anni il nostro Paese, accompagnare le imprese in questa transizione, attraverso le riforme e gli investimenti».
  • Relazioni industriali: sono un pilastro per «una prospettiva economica condivisa», quindi «bisogna mettersi seduti tutti insieme e cominciare a parlare di quello che si fa sui vari capitoli». Draghi ribadisce che il Governo non alzerà le tasse, ringrazia le imprese e i lavoratori per «la capacità di reagire e di innovare», e chiede un ulteriore scatto in avanti, per una prospettiva di sviluppo «a beneficio anche dei più deboli e delle prossime generazioni».

PIL in ripresa: superare l’effetto rimbalzo

Bonomi, nella relazione all’assemblea che ha preceduto il discorso del Premier, presenta un’analisi della situazione simile a quella di Draghi: il +6% del PIL «la nostra manifattura è in ripresa a tassi superiori addirittura a quella tedesca e francese, ma il vero punto non è il rimbalzo in corso quest’anno. La sfida è il tasso di crescita dal 2022 in avanti: che deve essere solido e duraturo». L’analisi del presidente di Confindustria parte da temi concreti: il costo delle materia prime, le sfide globali dell’economia da affrontare in sede opportuna, a partire dal G20. Poi, affronta il tema delle politiche industriali: «parti fondamentali della nostra industria resterebbero altrimenti esposte a rischi di chiusura o delocalizzazione. Ad esempio, i big players tedeschi dell’auto, dopo i colpi severi del dieselgate, hanno comunque risorse finanziarie tali da aver potuto annunciare nuovi modelli elettrici con investimenti complessivi per oltre 70 miliardi di euro. Ma le migliaia di piccole e piccolissime imprese italiane fornitrici di componentistica meccanica, parti di scocche e telai, si trovano ad affrontare la transizione senza adeguato supporto per i necessari investimenti».

I punti fondamentali

  • Investimenti qualificati nella transizione green e digitale: «il costo della transizione energetica per l’Italia potrebbe superare i 650 miliardi di euro nei prossimi 10 anni. Per quanto importanti siano i fondi che il PNRR dedica alla transizione energetica, sono solo il 6% del totale necessario. Quasi il 94% lo devono investire le imprese. Ma se al contempo devono fronteggiare gli spiazzamenti tecnologici e di produzione tutto diventa difficilmente realizzabile». Quindi, ci vogliono «misure che sostengano investimenti qualificati, nazionali ed esteri, come quelli in ricerca e sviluppo e in digitale, onde evitare che tra i nostri stessi partner l’industria italiana resti ai margini».
  • Riforme strutturali: riforma fiscale, pensioni, ammortizzatori sociali. Su questi punti, Bonomi ha anche fatto proposte molto specifiche.
  • Relazioni industriali: «di fronte ai ritardi e alle sempre più gravi fratture sociali della nostra Italia, lavoro e impresa hanno una grande sfida: costruire insieme accordi e indicare strade e strumenti che la politica stenta a vedere».

Tre proposte

  • Sicurezza sul lavoro: «avviare commissioni paritetiche imprese-sindacati in ogni azienda», applicando la norma del Dlgs 81/2001, e dando attuazione alla compartecipazione in azienda di cui parlava il Patto della Fabbrica».
  • Politiche attive: collaborazione imprese sindacati per riallocare e formazione i lavoratori in caso di crisi industriali.
  • Smart working: «un protocollo interconfederale su cui far convergere imprese e lavoro, da sottoporre poi alla politica come base acquisita».