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Tra industria e innovazione: un ponte tra Italia e Israele

di Redazione PMI.it

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Come la ricerca della simmetria nell’asse Italia-Israele può valorizzare il know how delle PMI italiane trasferendolo sui mercati internazionali: intervista a Roberta Anati, CEO dell’Osservatorio Tecnologico a Tel Aviv.

In uno scenario in cui l’innovazione tecnologica assume un ruolo economico sempre più centrale, non è possibile trascurare l’importanza dell’impresa e dell’industria, cuore pulsante del nostro territorio, risvolto della stessa medaglia.

Ne abbiamo parlato con Roberta Anati, fondatrice e CEO dell’Osservatorio Tecnologico a Tel Aviv, nato proprio per unire industria e innovazione sul territorio italiano creando un asse con Israele unico nel suo genere.

Si può dire che lei abbia costruito un vero e proprio ponte fra Italia e Israele. Come è nato e perché?

Il ruolo fondamentale va rintracciato nella mia storia personale e professionale che si divide da sempre tra Italia e Israele. Nel tempo ho costruito relazioni chiave grazie ai numerosi incarichi che ho ricoperto nell’ambito della collaborazione fra i due stati: ho aperto l’ICE di Tel Aviv, sono stata per oltre vent’anni Consulente dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv, per cinque anni ho ricoperto il ruolo di Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana in Israele, sono Fondatrice e CEO di Euroisrael, realtà che fornisce consulenza ad enti ed aziende europei al fine di stabilire contatti, sviluppare opportunità d’affari e penetrare il mercato israeliano e mediorientale e, a seguire, CEO di Inlight, l’Osservatorio Tecnologico.

Nella mia carriera ho avuto la fortuna di dirigere startup, di fare parte degli incubatori tecnologici israeliani ancora ai tempi in cui erano del governo e seguirne poi la privatizzazione, di essere alla base di un nuovo modello di Venture Capital e di vivere l’ecosistema dell’innovazione che mi ha portata, oggi, ad avere una visione strutturale completa del mercato della tecnologia.

L’esperienza professionale, tecnologica e finanziaria maturata negli ultimi trent’anni mi ha sicuramente permesso non solo di sviluppare un occhio critico su quanto mi circondava ma anche di, consentitemi la metafora, mettere le mani direttamente nel motore dell’industria italiana e del mercato dell’innovazione israeliano.

È così che ho intuito l’asimmetria che caratterizzava i due mercati e sono stata spinta dalla volontà di creare tra loro uno scambio, un legame. Forse quello di avere un ruolo da “collante” è da sempre stato il mio destino: il mio nome ebraico è Rebecca e significa colei che lega.

In cosa i mercati di Italia e Israele sono asimmetrici e in che modo ritiene di aver trovato la simmetria?

L’asimmetria tra Italia e Israele risiede in una profonda differenza insita nei due mercati: in Italia ritroviamo il valore e lo sviluppo dell’innovazione all’interno delle imprese, nel cuore e nelle mani degli stessi imprenditori; in Israele l’innovazione è portata avanti da vere e proprie piattaforme aperte, legate da un ecosistema completo di incubatori, acceleratori, laboratori, università, istituti di ricerca e istituzioni che si occupano di inventare “out of the box” in tutti i settori per poi individuare, a livello internazionale, il mercato più adatto in cui poter dispiegare tutta la loro potenzialità.

La nascita dell’Osservatorio Tecnologico ha fatto sì che si concretizzasse questo scambio tra mercati, fungendo da strumento per il raggiungimento della simmetria, unendo innovazione e industria e consolidando il ponte Italia-Israele.

Questo approccio è praticabile anche, e soprattutto, dalle piccole e medie imprese, il vero fulcro dell’industria italiana. Il mio compito è offrire sempre maggiori opportunità di business alle aziende italiane attraverso l’innovazione. Non solo l’innovazione esterna da integrare per portare valore aggiunto, ma anche il riconoscimento, da parte degli imprenditori, del patrimonio tecnologico interno di cui dispongono, per poi svilupparlo esplorando nuovi mercati e nuove possibilità di evoluzione, non solo nel loro perimetro di produzione.

Quali sono i progetti espressione concreta di questa ritrovata simmetria?

Ho avuto l’onore di rivestire recentemente un nuovo ruolo chiave nell’attuazione di due match imprenditoriali che si sono concretizzati nella firma di due importanti accordi, durante la visita del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Tel Aviv nell’ottobre scorso.

Il primo accordo, scientifico-industriale, nasce da un’opportunità individuata dall’Osservatorio Tecnologico di Tel Aviv e vede l’incontro tra Adler Plastic, leader mondiale nel settore automotive, e la startup israeliana Sonovia Tech con la sua Nanotecnologia Sonovia caratterizzata da proprietà antibatteriche e antivirali, anche certificate Covid-19, applicabile sui tessuti. Il secondo accordo ha come core il potere innovativo della stampante 3D sviluppata dalla startup israeliana Massivit e dedicata a grandissimi format. Con il mio supporto, Biesse Group e Massivit hanno siglato un accordo unico nel suo genere che verte sullo studio e sviluppo di una macchina ibrida Biesse/Massivit, sull’utilizzo e commercializzazione della Stampante 3D nel settore dell’arredo di interni, nonché sullo sviluppo comune di materiali sostenibili e di nuova generazione.

Ed è proprio in questi due importanti progetti che trova effettivo compimento ciò per cui ha preso vita l’Osservatorio: unire industria e innovazione nell’asse Italia-Israele.

Quali sono invece i progetti per il futuro?

Come dicevo, il mio compito è massimizzare le possibilità di business delle imprese italiane. Il modello di “potenziamento” delle imprese risiede sia nell’Osservatorio, che porta con sé innovazione da integrare, ma anche nel nuovo modello appena concepito di ”Inlighter”.

Sono cosciente che, nell’attuale contesto storico, le imprese siano dedite a cercare gli strumenti per affrontare l’attuale crisi economica e per salvaguardare il benessere dei dipendenti, ma sono certa che proprio in questo momento in cui l’attenzione sulla sopravvivenza è altissima, ci siano anche le migliori opportunità di crescita.

Il mio obiettivo è valorizzare agli occhi degli stessi imprenditori italiani tutto il patrimonio di innovazione che già possiedono e accendere nuove opportunità, sfruttandone tutto il potenziale con l’applicazione in settori diversi rispetto a quello di riferimento e massimizzando il loro know how al di fuori del loro core business.

È un po’ come se “mettendo le mani nel motore” dell’industria italiana avessi trovato una guarnizione così esclusiva da dover essere portata in giro per il mondo, per sfruttarne appieno le potenzialità. Questo vuol dire ponte, questa è congiunzione.

Possiamo dire che ci mette l’anima in quello che fa.

Corpo e anima! Anzi, Innovazione e Anima se vogliamo citare il titolo della mia recente pubblicazione. Sa, l’innovazione per me non è un pranzo di gala a cui prendere parte. Innovazione vuol dire toccare con mano la tecnologia, anzi sporcarsi le mani con la tecnologia, per mettere in piedi un sistema che generi risultati tangibili e per saperlo poi coniugare all’industria. Tutto questo trova la sua più completa ed estrosa espressione proprio nel mio libro Innovazione e Anima, presto anche format TV, che si pone come obiettivo quello di mostrare come l’innovazione nasca dalle persone e dalla bellezza dei valori umani essenziali, riconducendoli ai significati più profondi e nobili della vita per riportarne al centro l’uomo, in un contesto in cui l’innovazione tecnologica corre a ritmi vertiginosi.

Non si tratta di fornire linee guida o di semplice filosofia: puntiamo tutto sulla conoscenza strutturale del mondo tecnologico e dell’anima per ottenere risultati concreti che possano realmente fare la differenza se scovati e guidati nella loro diffusione e applicazione, ma con etica di sostenibilità sociale e universale.

E sarà proprio lo stretto connubio tra Innovazione, Industria e l’essere umano per l’umanità a fare dell’imprenditorialità un’economica sostenibile.

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