Crisi di Governo, le maggioranze possibili

di Redazione PMI.it

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In vista delle nuove consultazioni, un'analisi dei possibili sviluppi della crisi di Governo, da M5S-Pd alle altre maggioranze possibili.

La premessa è d’obbligo: queste giornate di fine agosto, fino a martedì 27 agosto (quando ci saranno le nuove consultazioni al Quirinale), sono e continueranno prevedibilmente a essere caratterizzate da un intenso dibattito politico, con l’obiettivo di trovare una soluzione alla crisi di Governo. Sono in calendario vertici fra le varie delegazioni, ci sono botta e risposta a distanza fra i leader delle forze politiche, conditi (come spesso accade in questi casi) da sospetti e commenti velenosi. Cerchiamo di fare ordine fra tutti gli elementi per capire con precisione quali sono i nodi da sciogliere.

Formazione di un nuovo Governo

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I partiti, ha spiegato il presidente della repubblica Sergio Mattarella dopo il primo giro di consultazioni fra mercoledì 21 e giovedì 22 agosto, hanno parlato di una possibile intesa per formare un nuovo Governo, chiedendo tempo per formarla intorno a un programma preciso. Il Capo dello Stato ha chiesto, sostanzialmente, due cose: un programma per un Governo di lungo respiro e tempi brevi.

Sono due le maggioranze possibili di cui si parla: la riproposizione dell’Esecutivo gialloverde (Lega-M5S), oppure la nuova allenza giallorossa (Pd-M5S). Con una battuta, si potrebbe dire che la politica è tornata indietro di 14 mesi, alla famosa politica dei due forni inaugurata dai pentastellati dopo il risultato elettorale del 2018, che prevede il dialogo aperto sia con il centrodestra sia con il centrosinistra, forti del fatto che non è numericamente possibile formare maggioranze parlamentari senza la loro presenza. La differenza, rispetto alla primavera del 2018, è che ci sono stati appunto questi 14 mesi di Governo gialloverde, naufragati in una «rottura polemica del rapporto», per usare le parole con cui lo stesso Mattarella ha motivato la crisi.

La conseguenza è che il M5S torna a rivolgersi all’altro forno, ovvero al centrosinistra, per tentare di formare una nuova maggioranza di Governo. Come vedremo, la Lega cerca di restare in partita proponendo a sua volta una nuova alleanza ai pentastellati (finalizzata però a un voto anticipato nel 2020), mentre le altre forze di centrodestra (Forza Italia e Fratelli d’Italia) preferiscono andare subito alle urne. Questa la situazione dopo il primo giro di consultazioni.

I cinque giorni concessi da Mattarella servono per concretizzare l’ipotesi di una nuova maggioranza. E, dunque, sono caratterizzati da un’altalena di dichiarazioni, ipotesi, nomi.

Ipotesi di maggioranze

Aldilà del dibattito, vediamo quali sono i termini della questione per ognuna della maggioranza teoricamente possibili:

  • Governo M5S-Pd: è il tentativo numero uno che viene fatto per non andare subito al volto e dare una nuova maggioranza stabile al Paese. Ci sono una serie di paletti da entrambe le parti, su cui si sta costruendo l’ipotesi di programma. I cinque punti del Pd di Nicola Zingaretti: appartenenza leale all’Unione europea, pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, sostenibilità ambientale, nuova politica sui flussi migratori, svolta economica in chiave redistributiva e di attrazione degli investimenti. I dieci punti del M5S di Luigi Di Maio: taglio del numero parlamentari (su cui il partito insiste particolarmente), manovra economica equa (che blocchi aumenti IVA, e contenga salario minimo e taglio del cuneo fiscale), sostenibilità ambientale, informazione (riforma Rai), riforma giustizia (con il primo obiettivo di velocizzare i tempi), riforma enti locali, lotta alla criminalità, misure per il Sud, riforma banche, tutela beni comuni. L’intesa giallorossa, se ci sarà, dovrà quindi torvare in primis una sintesi fra questi punti programmatici delle due forze in campo;

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  • Governo M5S-Lega: qui la strada sembra più in salita, in considerazione del fatto che si tratta della maggioranza che ha appena dato vita alla crisi di Ferragosto. Ma non è nemmeno un’ipotesi che si può escludere, e che entrambe le forze politiche tengono in piedi: la Lega di Salvini propone taglio dei parlamentari, la messa a punto della prossima manovra economica, e poi il voto nel 2020. Il M5S mantiene una posizione molto critica sulla Lega, senza tuttavia chiudere tutte le porte;
  • Governo M5S-centrodestra: al momento, si tratta di un’opzione solo numerica (nel senso che si tratta di una maggioranza che i numeri consentirebbero). Il dibattito politico invece non sembra considerare l’ipotesi. In realtà dovrebbe essere possibile (sempre numericamente) anche un’alleanza dei pentastellati con la sola Forza Italia, ma anche qui si tratta di un’ipotesi che politicamente non appare percorribile.

Dunque, in vista ci sono giornate particolarmente impegnative sul fronte del dibattito politico. I partiti devono riuscire a formare una maggioranza di Governo, che assicuri stabilità e credibilità al paese, e devono farlo in tempi brevi. Un obiettivo difficile, visto che si tratta di mettere insieme forze molto diverse fra loro, che hanno poco tempo per trovare una sintesi politica. La matassa verrà sbrogliata la prossima settimana con le nuove consultazioni. Mattarella è stato chiarissimo: senza una nuova maggioranza, si va al voto subito.

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