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Scaleup Italia: necessario un piano Marshall

di Redazione PMI.it

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Le startup e le scaleup italiane hanno bisogno di un'iniezione importante di fondi per poter esprimere al meglio il proprio potenziale e colmare il gap con gli altri Paesi europei.

Lanciare una sorta di piano Marshall per l’innovazione in Italia per spingere e a catalizzare maggiori investimenti privati. A rinnovare l’invito al Governo italiano è Mind the Bridge in occasione dell’EY Capri Digital Summit sulla base dei risultati emersi dal nuovo Report “Tech Scaleup Italy” realizzato da in collaborazione con AGI secondo il quale il 2018 è stato un anno di generale miglioramento per l’Italia delle scaleup ma non sufficiente a colmare il divario con i maggiori ecosistemi, ormai troppo ampio.

L’unico modo per tentare di restringere tale gap è investire in maniera significativa in innovazione e questa, esorta l’organizzazione internazionale che fornisce consulenza e supporto per l’innovazione a grandi aziende e startup, dovrebbe essere la priorità per il Paese e per il nuovo Governo.

Startup e scaleup in Italia

Il numero complessivo delle scaleup in Italia oggi supera le 200 unità; il Regno Unito ne ha prodotto ulteriori 246 nello stesso periodo, superando le 1.900 unità complessive. In Italia la densità è pari a 0,3 scaleup ogni 100.000 persone, con un indice di investimento medio pari allo 0,07%. Risultati che collocano il paese all’8° posto nella classifica europea su entrambi i parametri con valori ben al di sotto della media.

Nei primi sei mesi del 2018 sono nate 23 nuove scaleup, oltre la metà di quelle monitorate in tutto il 2017, e sono stati raccolti $335 milioni di investimenti. Si tratta di una somma importante, pari a quanto raccolto in tutti i 12 mesi precedenti, che dimostra le notevoli potenzialità dell’ecosistema italiano, ma non basta come spiega Alberto Onetti, Chairman Mind the Bridge e Coordinatore SEP:

L’Italia deve investire più capitali in società hi-tech per ridurre il divario con gli altri Paesi europei. L’attuale ecosistema dell’innovazione in Italia non rispecchia affatto il potenziale effettivo del Paese, considerate le dimensioni della sua economia, come si evince dalla Scaleup Europe Matrix da noi elaborata.

Accesso ai capitali

Le potenzialità dell’ecosistema italiano vengono vanificate soprattutto dalle tempistiche legate all’accesso ai capitali da parte delle startup, ancora troppo lunghe. Secondo i dati, infatti, le scaleup italiane richiedono più tempo per accedere a finanziamenti significativi il cui canale principale risulta essere ancora il Venture Capital (88% dei fondi, pari a $1,150M), le IPO hanno pesato solo per l’11%, le ICO per l’1%. Il 20% dei finanziamenti alle startup italiane arriva dagli Stati Uniti, che si conferma il principale investitore extra-europeo, mentre il Regno Unito pesa per l’11%.

L’86% delle scaleup ha raccolto meno di $10M, complessivamente il 33% del capitale messo a disposizione delle aziende high-tech italiane. Il 12% ha raccolto tra i $10M e i $50M, attraendo il 35% del capitale totale e solo il 3% ha raccolto oltre $50M. Le 25 Dual Company italiane – startup italiane che hanno spostato l’headquarter all’estero – hanno raccolto in media il 50% di capitale in più rispetto alle aziende che hanno scelto la più tradizionale via locale ($10,2M vs $7,1M).

Riccardo Luna, Direttore AGI, spiega:

L’Italia è ancora un Paese di piccole imprese e di piccole scaleup, come dimostrano i dati del Report. E questa mancata concentrazione di risorse caratterizza non soltanto lo sviluppo di queste aziende ma anche la loro presenza sul territorio, distribuita su tanti piccoli hub minori oltre a Milano e Roma, cui fanno riferimento il 55% delle scaleup italiane. Nell’odierno monopolio digitale, è quindi necessario che queste aziende non siano lasciate sole. È giunto il momento che finisca l’era delle chiacchiere e si apra quella dei fatti.

Onetti ricorda:

A febbraio, prima delle elezioni, avevamo raccomandato al neo governo eletto di lanciare una sorta di piano Marshall per l’innovazione in Italia, con l’iniezione di 2 miliardi di euro volti a spingere e a catalizzare maggiori investimenti privati. Questa era e resta l’unica strada per cercare di ridurre l’enorme divario che separa l’Italia dai principali Paesi europei che sono a loro volta in ritardo sugli Stati Uniti e sul Regno Unito. Ora l’Italia ha un nuovo Governo. La raccomandazione è ancora valida. Stare fermi non è un’opzione.

Hub in Italia e in Europa

I principali hub in Italia sono Milano con 78 scaleup, pari al 44% del totale, e Roma con 12 scaleup (10% del totale), a seguire Napoli, Firenze e Cagliari, Bologna e Torino. I settori più forti l’e-commerce e il fashiontech. Nessun hub italiano figura nella top 10: Milano si colloca al 14° posto, Roma segue al 20°.

Onetti conclude:

L’emergere di hub secondari è un fenomeno interessante e comune a molti Paesi europei. Il loro potenziale e il loro ruolo in termini di innovazione e sviluppo locale non possono essere trascurati. È necessario impostare una strategia per supportare e connettere a livello internazionale tutti questi hub e uno studio dedicato proprio agli Startup Hub in Europa sarà presentato il 21 novembre da Mind the Bridge al Parlamento Europeo alla presenza del Presidente Antonio Tajani e del Commissario Europeo Mariya Gabriel.