Dai PIR alle Fintech, cambia la finanza per le PMI

di Barbara Weisz

scritto il

PIR, minibond, quotazione in Borsa, Fintech: evoluzione della finanza per le PMI, andamento del mercato e stime per il futuro al Salone del Risparmio.

I nuovi strumenti per iniettare capitali nell’economia reale hanno dato risultati in termini di mercato e di successo fra gli investitori: nel 2017 le IPO (Initial Public Offering) per la quotazione in Borsa hanno raccolto 3,3 miliardi di euro ed i PIR (Piani Individuali di Risparmio) ben 11 miliardi di euro; l’investimento medio in strumenti emessi da imprese non appartenenti all’indice FTSE Mib è stato pari al 42%, il doppio rispetto al tetto di legge. Il punto sugli strumenti finanziari per le PMI è stato fatto al Salone del Risparmio, nel workshop “Il ruolo del risparmio a supporto dell’economia italiana: nuovi strumenti finanziari a sostegno dell’economia reale”.

PIR

Il segmento di mercato su cui i PIR hanno avuto più impatto è l’AIM Italia dedicato alle smallcap, che ha visto aumentare la liquidità e ha ottenuto la certificazione come segmento growth, qualifica che consentirà anche di beneficiare di una serie di disposizioni regolamentari europee, con conseguenti vantaggi fiscali per chi investe. L’altro segmento dedicato alle PMI, lo Star, che ha requisito molto più stringenti, continua a performare meglio del mercato. Le attese per il 2018, sottolinea Michele Troiani, Head UK and Europe Buyside Relationship Manager del London Stock Exchange Group (di cui fa parte Borsa Italiana), sono molto buone grazie anche al nuovo credito d’imposta sui costi della quotazione previsti dalla manovra di Bilancio.

Minibond

Un altro strumento che consente alle PMI di ottenere liquidità alternativa rispetto al canale bancario, utilizzando la finanza, sono i cosiddetti minibond (che contrariamente ai PIR non sono strumenti per i piccoli risparmiatori). Anche in questo caso, le diverse innovazioni legislative che si sono succedute negli ultimi anni hanno stimolato il mercato. In base ai dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel primo trimestre del 2018 ci sono state 14 emissioni sotto i 50 milioni di euro, di cui sei da parte di aziende che hanno esordito in questo mercato obbligazionario. Dal 2012, i minibond hanno fatto affluire 2,9 miliardi di euro nelle casse delle PMI.

In termini generali, nel valutare i pro e i contro di questo tipo di emissione (ad esempio, in alternativa a una richiesta di prestito alla banca), una PMI deve tenere presente che i tassi non sono necessariamente convenienti rispetto a quelli applicati a un prestito bancario, ma i minibond possono rappresentare una valida alternativa a un finanziamento a medio-lungo termine, che spesso la banca fa fatica a concedere. Non solo: secondo Giancarlo Giudici, docente di finanza aziendale del Politecnico di Milano, il vantaggio più rilevante è rappresentato dal fatto che i minibond possono rappresentare una valida palestra finanziaria per queste imprese, che in questo modo acquisiscono competenze in un settore, la finanza appunto, tradizionalmente poco frequentato dalle PMI italiane. Un’emissione di minibond può essere una valida anticamera per una successiva operazione di quotazione, o per l’ingresso di un private equity. Attenzione ai rischi: il mancato rimborso di un minibond comporta il default. Fino a questo momento sul mercato italiano gli episodi di questo genere sono stati molto rari, ma bisogna anche considerare che non ci sono stati momenti di particolare turbolenza di mercato.

In generale, sottolinea Giudici, si può comunque dire che «in Italia si sta costituendo un ecosistema vivace di finanza per le PMI», sostenuto in particolare da due elementi: le innovazioni normative (come appunto i PIR), e la presenza delle Fintech. Qui c’è anche un tema di concorrenza con il mondo bancario, sottolineato da Giacomo Sella, vice presidente Banca Sella Holding e responsabile del Corporate Investment Banking & Corporate Development: le banche sono in ritardo sulle Fintech, anche sul fronte della concessione dei prestiti alle imprese.

Una piattaforma online consente di effettuare l’operazione in poche ore e con pochi click, una banca ci mette circa due settimane. Un business case di successo in questo senso è rappresentato da “Credimi“, piattaforma che finanzia i crediti commerciali delle imprese, consentendo di effettuare l’operazione completamente online, caricando le fatture. Tempo di decisione: 48 ore. “Credimi” collabora con Banca Sella, e in generale la collaborazione fra banche e Fintech può rappresentare una risposta alle nuove sfide di mercato.