Costi alle stelle per le imprese italiane

di Alessandro Vinciarelli

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Da una ricerca KPMG emerge che i costi d'impresa in Italia sono tra i più alti al mondo, al contrario la svalutazione del dollaro rende più economici gli investimenti americani

Avviare nuove imprese in Italia non è semplice, così come mantenerle in vita. Colpa dei costi d’impresa, che proprio di recente sono stati calcolati da una ricerca effettuata da KPMG, che ha raccolto dati e informazioni per un totale di 10 paesi.

Sicuramente, la svalutazione del dollaro ha aperto nuove possibilità di investimento economico in America, che ora risulta più conveniente rispetto ad alcuni Paesi industrializzati del vecchio continente. Ma lo scenario è ben più composito.

Nel suo complesso, infatti, l’indagine ha interessato 136 città e ha considerato nell’analisi 27 fattori di costo che vanno dal livello di tassazione al costo del lavoro.

Proprio quest’ultimo sembra incidere in maniera più consistente sui costi aziendali, con una impegno che varia dal 80% all’88% per i settori Terziario e Servizi.

La classifica colloca al primo posto il Messico tra i Paesi in cui i costi di impresa sono minori, e vede come fanalino di coda la Germania, di poco preceduta dal Giappone.

Nella fattispecie, l’Italia si inserisce proprio prima della Germania, perdendo tre posizioni rispetto al quinto posto della precedente ricerca.
Inoltre, l’Italia è il Paese, dopo il solo Giappone, con la tassazione più elevata nei confronti dei redditi d”impresa, con una grande pressione fiscale.

Infine, tra i fattori di costo va evidenziato anche il costo del lavoro, sul quale pesano anche i contributi previdenziali ed assistenziali.

L’unica nota positiva arriva dai costi per i terreni e l’acquisto degli uffici, per i quali l’Italia si dimostra tra i pesi più convenienti.