Gestire la reputazione online

di Paolo Iasevoli

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Grazie soprattutto ai blog, le cattive notizie sulla vostra impresa viaggiano molto velocemente su internet: Gartner lancia l'allarme e suggerisce le soluzioni

Internet è un formidabile mezzo per promuovere la propria impresa e i propri prodotti, ma può rivelarsi un’arma a doppio taglio per l’immagine aziendale.

Nella sua ultima indagine, Gartner traccia un quadro preoccupante della comunicazione istituzionale online. Entro il 2010, infatti, si moltiplicheranno le azioni criminali volte a ledere la reputazione aziendale, arrivando anche ad architettare vere e proprie frodi sfruttando il nome dell’impresa.

Tuttavia non è più pensabile tenere il proprio business fuori dalla Rete. Promuovere sé stessi e i propri prodotti sul Web è un’attività ormai essenziale per tutti i tipi di impresa, economica ed efficace grazie anche al passaparola che viaggia in maniera istantanea attraverso internet e, ancora di più, attraverso la blogosfera.

Proprio il famigerato “word of mouth” potrebbe però rivelarsi il più acerrimo nemico per l’immagine aziendale. «Su internet le informazioni si moltiplicano e si diffondono a velocità spaventosa, diventando virtualmente impossibili da cancellare», evidenzia Jay Heiser, vicepresidente di Gartner.

Una volta innescato il meccanismo, infatti, i rumors crescono e acquisiscono lo status di verità per il semplice fatto di essere citati da molti blogger: un circolo vizioso che l’azienda può contrastare solo con strumenti tradizionali e per questo obsoleti, come le agenzie stampa e i reparti di public relations.

Quello che manca, secondo gli analisti di Gartner, è un sistema in grado di monitorare costantemente il passaparola telematico, individuando tutte le discussioni in cui si parla della propria azienda per poter intervenire ad hoc.

Il consiglio di Mr Heiser è quindi quello di sfruttare al meglio le opportunità offerte da internet, adottando al contempo un approccio proattivo tramite gli uffici di PR e le azioni di marketing e controllando anzitutto l’operato dei propri dipendenti su blog e social network professionali: potrebbero essere i primi a parlar male dell’azienda.