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Riforma Pensioni al via

di Barbara Weisz

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Il tavolo governo sindacati sulla Riforma Pensioni entra nella fase più politica, per arrivare a un'intesa sulla flessibilità in uscita entro settembre: dibattito, nodi da sciogliere.

Entra nel vivo il confronto governo sindacati sulla Riforma Pensioni: prossimo appuntamento, venerdì 29 luglio, per un incontro che segna un cambio di passo nella trattativa, destinata a diventare più politica. Fino ad ora il tavolo è stato di natura tecnica, il Governo ha fornito dettagli sulle proposte formulate, a partire dall’anticipo pensione APE, e le parti sociali hanno a loro volta formulato le richieste di massima. Obiettivo: arrivare entro settembre a una proposta organica di flessibilità in uscita da inserire poi nella Legge di Stabilità.

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La proposta del governo ruota intorno all’anticipo pensione APE, che prevede la possibilità per il lavoratore di ritirarsi con tre anni di anticipo in cambio di un trattamento, finanziato dal privato ma erogato dall’INPS, che poi viene restituito nel momento in cui si matura la pensione. Il primo nodo da sciogliere riguarda le risorse: secondo quanto si apprende, il governo per il 2017 prevede una cifra fra i 500 e i 700 milioni, che i sindacati chiedono di alzare fino a circa 2 miliardi di euro, per inserire anche misure per lavoratori precoci, carriere discontinue, lavori usuranti.

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Fra le misure allo studio, anche la possibilità di far pagare parte della flessibilità in uscita alle imprese: fin dall’inizio il Governo ha sottolineato che nei casi di pensione anticipata determinata da crisi aziendali, il costo sarebbe stato a carico dell’impresa. Ora si parla di un meccanismo in base al quale l’impresa paga direttamente i contributi aggiuntivi che servono al dipendente che viene espulso in anticipo per maturare la pensione. Negli accordi di questo genere, attualmente i soldi per lo scivolo vengono versati direttamente al lavoratore, che prima di versare i contributi previdenziali deve pagare le tasse. Il sistema allo studio permette invece di destinare l’intera somma alla maturazione di una pensione più alta.

Altra materia di dibattito (che però non sembra destinata ad entrare nella trattativa di Riforma Pensioni) riguarda l‘Opzione Donna: il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, nel corso di un question time alla Camera, ha sottolineato che ci sono risorse non utilizzate che verranno impiegate «per interventi con finalità analoghe a quella di Opzione Donna, compresa la prosecuzione della sperimentazione». In base ai dati forniti dallo stesso Poletti alla Camera, nel 2016 sono 7070 le lavoratrici che hanno scelto l’Opzione Donna, con una spesa pari a 63,3 milioni di euro.

Ricordiamo che si tratta di una forma di pensione anticipata destinata alle lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 57 anni e tre mesi di età se dipendenti (o 58 anni e tre mesi se autonome) al 31 dicembre 2015: l’assegno viene poi calcolato interamente con il contributivo, determinando una decurtazione rispetto al calcolo misto contributivo + retributivo. Come detto, la maturazione del requisito deve essere avvenuta entro il dicembre 2015, ma la scelta può essere esercitata anche successivamente. Le parole di Poletti fanno pensare a una possibile estensione della platea, per esempio ricomprendendo anche le lavoratrici nate nell’ultimo trimestre dell’anno (che, in virtù dell’adeguamento alle speranza di vita, che ha fatto scattare tre mesi in più sull’età pensionabile, sono rimaste escluse).

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