Contratti di espansione: la pensione anticipata conviene?

Risposta di

Barbara Weisz

scritto il

Paolo chiede

Leggo che un lavoratore a cui mancano 5 anni alla pensione di anzianità potrebbe, previo accordo sindacale, lasciare il posto di lavoro percependo un assegno pagato dall’azienda pari alla pensione maturata a quel momento, restando garantiti i versamenti contributivi ed il ricalcolo della pensione una volta raggiunta la finestra pensionistica. Tutto bene, ma quale convenienza avrebbe il datore di lavoro?

Barbara Weisz risponde

Il contratto di espansione consente all’azienda – di norma quelle con almeno mille dipendenti, dal 2021 anche aziende più piccole – di attivare una serie di strumenti (tra cui lo scivolo pensione e la cassa integrazione con la riqualificazione dei dipendenti), nell’ambito di un piano di digitalizzazione, che comporta una riorganizzazione aziendale.

Nell’ambito del contratto è possibile prevedere un accordo di pensione anticipata per i lavoratori a cui mancano al massimo cinque anni (60 mesi) alla pensione di vecchiaia o anticipata. In pratica, il lavoratore percepisce, fino alla maturazione della pensione, un importo a carico dell’azienda pari all’assegno previdenziale maturato al momento delle dimissioni. Nel caso in cui la pensione più vicina sia quella anticipata, l’azienda versa anche i contributi utili alla maturazione del diritto.

=> Contratto di espansione: scivolo pensione, orario ridotto e cig

Questo canale per la pensione anticipata consente anche di effettuare piani di riorganizzazione finalizzati alla crescita. Il contratto di espansione consente infatti di assumere nuove professionalità con contratti a tempo indeterminato, formare e riqualificare le risorse interne (ricorrendo anche a trattamenti di cassa integrazione), giovarsi di un ricambio generazionale attraverso lo scivolo per i lavoratori prossimi alla pensione (massimo cinque anni dalla maturazione).

La convenienza per il datore di lavoro è dunque legata essenzialmente alla possibilità di riorganizzazione e rinnovamento interno, attraverso la formazione ed il ricambio generazionale della forza lavoro: per i dipendenti che non vanno in pensione anticipata, sono previsti corsi di riqualificazione con riduzione oraria in cassa integrazione pari al massimo al 30% della durata del percorso di formazione.

Con la Legge di Bilancio 2021, questo strumento viene potenziato e la platea dei beneficiari ampliata, per consentire anche alle aziende con almeno 250 dipendenti di farne uso.