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ISTAT 2012: meno pensioni e più occupazione

di Barbara Weisz

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In aumento gli occupati in Italia, grazie agli stranieri e all'allungamento dell'età pensionabile della Riforma Monti Fornero, i cui effetti sono però ancora parziali: i dati dell'annuario ISTAT 2012.

La riforma delle pensioni Monti Fornero contribuisce indirettamente  ad aumentare il numero degli occupati attivi in Italia in virtù dell’allungamento dell’età pensionabile che, insieme all’incremento di lavoratori stranieri, è la componente che più incide sul tasso di occupazione.

E’ uno degli aspetti messi in luce dall’annuario statistico ISTAT 2012, che in 26 capitoli fotografa l’Italia che cambia: demografia, ambiente, società, abitudini, lavoro, retribuzioni, prezzi, tendenze di risparmio, sanità, istruzione, giustizia, solo per citare alcuni aspetti.

Vediamo i dati sul lavoro (consulta lo Speciale sulla Riforma del Lavoro).

Occupazione

Nel 2011 il numero degli occupati si è portato a quota 22 milioni 967mila, con un incremento di 95ila unità rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione, che si attesta al 56,9%, è aumentato di un decimo di punto rispetto all’anno precedente, ma resta ampiamente al di sotto della media europea (64,3), e si conferma il dato negativo sull’occupazione giovanile (che scende del 3,2%).

Resta bassa l’occupazione femminile (al 46,5%), che però registra una crescita di quattro decimi (quindi superiore a quella media) rispetto al 46,1% del 2010, mentre l’occupazione maschile, decisamente più alta in termini assoluti, 67,5%, è in diminuzione rispetto al 67,7% del 2010.

La ripresa della domanda di lavoro riguarda esclusivamente i dipendenti (130 mila unità, +0,8%), mentre gli autonomi dopo un leggero incremento nel 2010 tornano a ridursi (-36mila unità, -0,6%).

Età pensionabile

La fascia di età in cui si registra il maggior aumento degli occupati è quella degli ultra55enni, con 151mila occupati in più rispetto al 2010 (+4,9%). Cresce il numero degli occupati anche nella fascia centrale, fra i 35 e i 54 anni (143mila unità, +1,1). Fra i giovani il discorso cambia: il calo del 3,2% significa, in termini assoluti, che gli occupati fra i 15 e i 34 anni sono 200mila in meno.

La crescita degli occupati nella fascia di età più avanzata è da collegare «ai requisiti sempre più stringenti per accedere alla pensione, che spostano in avanti il momento di uscita dal mercato del lavoro».

Attenzione: questo dato ancora non incamera, se non forse in minima parte, gli effetti dell’ultima Riforma delle Pensioni, contenuta nel Salva Italia 2011, ma si può mettere in relazione agli altri provvedimenti che si sono succeduti in tema di pensioni negli ultimi anni, anche nel corso dello stesso 2011 (soprattutto con le due finanziarie estive).

=> Vai allo speciale sulla Riforma delle Pensioni

Anche qui, l’incremento riguarda in particolare l’occupazione femminile: dopo essere rimasta stabile nel 2010, è cresciuta di 110mila unità nel 2011, con una dinamica dovuta in oltre otto casi su dieci proprio alla maggiore permanenza al lavoro delle donne tra i 55 e i 64 anni. Prosegue invece, anche se a ritmi meno sostenuti rispetto agli ultimi due anni, il calo della componente maschile, con una riduzione di 15 mila occupati (-0,1%) rispetto al 2010.

Occupazione straniera

Per quanto riguarda le cifre dell’occupazione straniera, nel 2011 si registra un aumento di 170mila unità che porta la quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati al 9,8% (dal 9,1% del 2010). L’incidenza è più alta nelle regioni del Centro e del Nord, all’11,7%, mentre nel Mezzogiorno scende al 4,7%.

Settori

C’è un recupero dell’occupazione nell’industria, dopo tre anni di calo, una crescita nel settore dei servizi, che era stabile nel 2010, mentre registrano diminuzioni l’agricoltura e le costruzioni.

  • Agricoltura: diminuzione di 16mila unità, -1,9%.
  • Edilizia: 102mila occupati in meno (-5,3%).
  • Industria: recupero di 63mila unità, +1,4%.
  • Servizi, crescita di 151mila unità, +1%.

Contratti e tipologie di lavoro

La crescita riguarda il lavoro dipendente, soprattutto il lavoro a tempo determinato (in ben nove casi su dieci). I contratti a termine sono cresciuti di 121mila unità, +5,5%, e l’incidenza sul totale dei dipendenti sale al 13,4 % (12,3% tra gli uomini e 14,7% tra le donne). La suddivisione per fasce di età mostra come l’incremento del lavoro a termine riguardi i particolare i giovani sotto i 34 anni +46 mila unità, seguiti dalla fascia fra i 35 e i 44anni, +40 mila unità.

=> Leggi come la Riforma del Lavoro cambia i contratti a termine

Andamento inverso per i contratti a tempo indeterminato, che fra i giovani under 34 diminuiscono di 190mila unità e fra i lavoratori 35-44enni scende di 46 mila unità.

Prosegue, anche se a ritmi meno sostenuti rispetto ai due anni precedenti, il calo dell’occupazione a tempo pieno (-19 mila unità). Crescita sosteuita invece del part-time (nella metà dei casi, involontario, ovvero relativo a lavoratori che vorrebbe, ma non trovano, un lavoro a tempo pieno: il part-time è molto più frequente fra le donne (rappresenta il 29,3% dell’occupazione femminile e il 5,9% di quella maschile.

Infine, la segnalata diminuzione dei lavoratori indipendenti riguarda soprattutto imprenditori e lavoratori in proprio, a fronte della crescita dei liberi professionisti e dei collaboratori.