Posti di lavoro in Italia: la guerra dei numeri

di Barbara Weisz

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Meno disoccupazione, crescita contratti a tempo indeterminato più robusta di quelli a termine: i dati sui posti di lavoro in Italia di INPS e ISTAT.

La disoccupazione in Italia è in calo e, secondo l’Osservatorio INPS sul precariato, i posti di lavoro risultano in aumento grazie ai contratti a tempo indeterminato (+29,8% su base annua), mentre l’ISTAT rileva un’incremento dell’occupazione nel terzo trimestre 2015 concentrato sui dipendenti a termine (+182mila), come da prassi per questo periodo dell’anno. Analizziamo i dati alla luce dell’impatto sul mercato del lavoro del Jobs Act (che ha introdotto il contratto a tutele crescenti) e gli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni (che la Legge di Stabilità 2016 proroga ma in misura ridotta).

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Partiamo dai dati INPS: aumento delle assunzioni a tempo indeterminato di 329 mila 785 unità nei primi nove mesi 2015, calo di quelle a termine (-59mila 782) e dei contratti di apprendistato (-43mila 834). C’è un saldo positivo fra cessazioni e assunzioni pari a 616mila 543 posizioni, contro la variazione (sempre positiva) pari a 309mila 569 unità del 2014. Risultato: 300mila contratti in più.Più nel dettaglio, viene misurato un incremento del 29,8% sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato, del 17% nella trasformazione di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti), una variazione netta dei contratti a tempo indeterminato positiva per 507mila691 unità, nettamente superiore a quella registrata per il corrispondente periodo dell’anno precedente, +92mila114.

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L’ISTAT si riferisce invece al solo terzo trimestre. Il numero degli occupati cresce dell’1,1% (+247 mila in un anno), il tasso di occupazione delle persone con 15-64 anni sale al 56,7% (+0,8 punti percentuali). La differenza più evidente con i dati INPS riguarda l’andamento di contratti a termine e a tempo indeterminato. I dati ISTAT mostrano un aumento di 182mila unità per i contratti a termine (nel terzo trimestre 2015, sull’analogo periodo 2014), contro un aumento di 59mila contratti a tempo indeterminato. Se però andiamo a vedere i dati, sempre dell’ISTAT, sul secondo trimestre, il rapporto si inverte: da aprile a giugno è aumentato il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato di 106mila unità, quello dei contratti a termine di 77mila unità. Nel primo trimestre dell’anno, invece, si torna a un aumento dei contratti a termine superiore a quello dei contratti a tempo indeterminato (72mila contro 36mila).

Come si vede, l’analisi si complica. Si può sottolineare che nel primo trimestre del 2015 non fosse in vigore il nuovo contratto a tutele crescenti. Era già previsto l’incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato (sgravio contributivo del 100% sui nuovi contratti, fino a un tetto massimo di circa 8mila euro). E’ dunque possibile dedurre che gli incentivi fiscali (nello specifico, lo sgravio contributivo), non abbiano avuto un impatto immediato a inizio anno, ma siano stati maggiormente utilizzati quando è entrato in vigore anche il contratto a tutele crescenti.

Andando ancora indietro con i dati ISTAT, però, si vede come i contratti a tempo indeterminato nel 2014 fossero praticamente fermi (+19mila nel terzo trimestre, +2mila nell’ultimo trimestre 2014), mentre i contratti a termine segnavano una crescita paragonabile a quella attuale. Leggendo i dati in questo modo, si deduce che in effetti la crescita dell’occupazione 2015 sia effettivamente dovuta in particolare all’aumento dei contratti a tempo indetermiinato.

L’ISTAT segnala che «nel terzo trimestre è particolarmente significativa la crescita congiunturale dell’occupazione dipendente nei comparti dei servizi privati, più legati alla dinamica della domanda interna», mentre nell’insieme dell’economia, l’aumento dell’occupazione ha riguardato nel trimestre «esclusivamente i lavoratori dipendenti a termine, le regioni del Centro e del Mezzogiorno, e soprattutto i giovani 15-34enni» e «la crescita tendenziale del lavoro a tempo indeterminato ha coinvolto gli uomini e gli ultra 50enni».

Conclusione: non sembra esserci contraddizione fra dati ISTAT e INPS. Di fatto, in entrambi i casi viene misurato un aumento dell’occupazione, che si concentra sui rapporti di lavoro dipendente. In entrambi i casi si misura un aumento dei contratti a tempo indeterminato rispetto al 2014. Sul fronte dei contratti a termine, l’INPS misura un calo del 2,1% sui nove mesi, l’ISTAT nel terzo trimestre un aumento dell’11,3% sul 2014. In generale, in entrambi i casi si misura un incremento dei contratti a tempo indeterminato, rispetto allo scorso anno, decisamente più marcato dell’incremento del tempo determinato.

Merito del Jobs Act, o della decontribuzione? Si può inserire un terzo elemento: è anche tornato positivo il ciclo economico, dopo anni di crisi profonda. In realtà, la svolta sul fronte della crescita è avvenuta a fine 2015, ma probabilmente le misure di stimolo (decontribuzione sui nuovi contratti, e Jobs Act) hanno consentito alle imprese incrementi dell’occupazione già nel 2015. Comunque sia, il tasso di disoccupazione 2015 è in calo (nel 2014 aveva raggiunto un picco del 13%, nel novembre 2015 (ultimo dati Istat) è all’11,5%, mentre l’occupazione su base annua sale dello 0,4%. Secondo il report ISTAT di novembre sull’andamento dell’economia italiana, le aspettative degli imprenditori per i prossimi tre mesi restano positive nel commercio, migliorano nell’industria manifatturiera e nei servizi, peggiorano nelle costruzioni. 

Fonti: Osservatorio sul precariato INPS e report ISTAT sul Mercato del Lavoro

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