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Pensioni 2026, svolta emendamenti in Manovra: pressing su blocco anagrafico e uscita anticipata

di Anna Fabi

19 Novembre 2025 11:58

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Gli emendamenti alla Manovra 2026 riaprono il cantiere previdenziale: tra proroghe e blocco anagrafico dei requisiti, cosa può cambiare per chi è vicino alla pensione oggi.

La partita politica sulla Manovra 2026 entra nel vivo: (mercoledì 19 novembre alle ore 16:00) si chiude la selezione dei 414 emendamenti segnalati, quelli che maggioranza e opposizioni indicano come prioritari rispetto ai quasi seimila depositati. È in questa scrematura che si decide davvero l’agenda della Commissione Bilancio. Uno dei dossier più sensibili è quello sulle pensioni: in particolare sull’aumento dell’età pensionabile legato alla speranza di vita.

La Lega spinge per bloccare lo scatto previsto tra 2027 e 2028 e per rinnovare almeno per un altro anno Quota 103 e Opzione Donna, anche a costo di finanziare l’operazione con un ulteriore prelievo sulle banche, mentre il Governo e il MEF lavorano per difendere i saldi di bilancio. Il risultato di questo braccio di ferro sulla lista degli emendamenti da ammettere alla in discussione determinerà il margine reale di modifica del capitolo previdenza nelle prossime settimane.

Cosa prevede il ddl della Manovra 2026 sulle pensioni

La Legge di Bilancio 2026 è arrivata in Parlamento con un capitolo previdenziale improntato al rigore: stop a Quota 103 e Opzione Donna, conferma della sola APE Sociale e aumento dell’età pensionabile dal 2027. Su questo schema si innestano ora gli emendamenti presentati in Commissione Bilancio al Senato, molti dei quali puntano a riscrivere il dossier Pensioni.

Nel testo del disegno di Legge di Bilancio 2026, il Governo ha scelto di non rinnovare i due principali canali di pensione anticipata flessibile degli ultimi anni: Quota 103 e Opzione Donna. Dal 1° gennaio 2026, in assenza di correttivi parlamentari, l’uscita anticipata resterebbe possibile solo tramite APE Sociale, con requisito anagrafico a 63 anni e 5 mesi per una platea limitata di disoccupati, invalidi, caregiver e addetti a lavori gravosi.

La Manovra reintroduce inoltre a pieno regime l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita: dal 2027 il requisito per la pensione di vecchiaia salirebbe sopra la soglia attuale, salvo eccezioni per una quota ristretta di lavoratori gravosi e usuranti per i quali l’aumento verrebbe congelato fino al 2028.

Sul fronte degli importi, è previsto un incremento delle maggiorazioni per le pensioni minime (nell’ordine di circa 20 euro mensili) e una conferma della perequazione parziale per gli assegni medio-alti.

Blocco età pensionabile: le proposte della Lega

Uno dei dossier più sensibili è il blocco dell’aumento dei requisiti anagrafici previsto dalla normativa vigente.

Tra le proposte politicamente più marcate sul fronte pensionistico c’è quella rilanciata dal vicepremier Matteo Salvini, che chiede di fissare a 66 anni e 11 mesi il requisito per la pensione di vecchiaia, superando addirittura lo scatto automatico legato alla speranza di vita previsto dalla normativa vigente. L’idea è presentata come un “tetto” anagrafico, pensato per evitare che l’età di uscita continui a salire nei prossimi anni, soprattutto per i lavoratori con carriere lunghe e discontinue.  Una misura dal forte impatto simbolico e finanziario, che richiederebbe però coperture importanti e che, per questo, è al centro del confronto con il Ministero dell’Economia e con gli alleati di Governo. Salvini indica come strada principale un intervento sulle banche, proponendo di aumentare l’Irap a carico degli istituti di credito oltre l’incremento già previsto dalla Manovra. L’idea, presentata come misura “temporanea e mirata”, punta a generare gettito aggiuntivo nel triennio, evitando impatti diretti su lavoratori e imprese.

La Lega ha presentato anche un emendamento più “semplice”, volto a congelare l’innalzamento dell’età pensionabile, almeno per alcune categorie, puntando a disinnescare gli effetti più rigidi degli adeguamenti alla speranza di vita. Il tema è politicamente delicato: la misura avrebbe un costo significativo e rischia di creare tensioni sui saldi della Manovra, che il Governo ha promesso di mantenere sotto controllo.

La proposta si intreccia con altre richieste che puntano a riconoscere condizioni più favorevoli per chi svolge lavori gravosi o usuranti, evitando che l’adeguamento automatico spinga l’uscita effettiva verso età molto vicine ai 70 anni per alcune platee, come segnalato dalle sigle del comparto scuola.

Proroga Quota 103 e Opzione Donna: gli emendamenti

La prima risposta politica al pacchetto previdenziale della Manovra 2026 è arrivata proprio sulle misure cancellate dal testo del Governo. Diverse forze di maggioranza e opposizione hanno presentato emendamenti per prorogare almeno di un anno Quota 103 e Opzione Donna, con formule in parte differenziate sui requisiti e sui vincoli di calcolo dell’assegno.

In particolare, Lega e Forza Italia chiedono di mantenere aperto nel 2026 il canale di uscita con 62 anni d’età e 41 di contributi (Quota 103), pur con eventuali penalizzazioni sull’importo, e di confermare una versione di Opzione Donna per le lavoratrici che rispettano i paletti attualmente previsti (61 anni d’età, 35 anni di contributi e condizioni specifiche di svantaggio).

Emendamenti in questa direzione sono stati annunciati anche da alcuni gruppi di opposizione, interessati a costruire una convergenza bipartisan sulle misure di flessibilità in uscita. Accanto alle proposte dei partiti, nel confronto parlamentare pesano anche le richieste avanzate da sindacati: tra le ipotesi emendative c’è la proroga di Opzione Donna con requisiti invariati o leggermente estesi, con particolare attenzione al lavoro di cura svolto dalle caregiver.

Gravosi Scuola e PA: le richieste specifiche

Tra gli emendamenti proposti dalle associazioni di categoria emergono quelli che chiedono di includere nuovi profili nel perimetro dei lavori gravosi e usuranti. È il caso della proposta di considerare docenti e personale ATA come lavoratori gravosi, con accesso anticipato alla pensione a 63 anni e mezzo o tramite una specifica quota, alla luce dell’inasprimento dei requisiti previsto dopo il 2027.

Anche i sindacati confederali hanno indicato alla politica una serie di correttivi da trasformare in emendamenti: proroga delle tutele per alcune categorie fragili e salvaguardie per chi è a ridosso del pensionamento e rischia di subire l’aumento dei requisiti a pochissimi anni dalla finestra di uscita.

Pensioni minime, perequazione e TFR: gli altri correttivi

Non tutti gli emendamenti in materia previdenziale riguardano l’età di uscita. Una parte delle proposte interviene sugli importi: c’è chi chiede di rafforzare l’aumento delle pensioni minime oltre i 20 euro di maggiorazioni previsti dal testo del Governo e chi sollecita una perequazione meno penalizzante per gli assegni di fascia medio-alta, oggi soggetti a meccanismi di indicizzazione parziale.

Sul versante del TFR/TFS, alcune ipotesi emendative guardano a un regime fiscale più favorevole per chi sceglie di trasferire il proprio trattamento di fine rapporto verso forme di previdenza complementare o strumenti vincolati all’investimento di lungo periodo, con l’obiettivo di rafforzare il secondo pilastro pensionistico senza aumentare la spesa corrente della previdenza pubblica.

Il calendario sugli emendamenti in Commissione e in Aula

Dopo l’arrivo del disegno di legge di bilancio (A.S. 1689) in Commissione Bilancio al Senato, il primo step chiave è stato quell0 per la presentazione degli emendamenti. In pochi giorni sono arrivati complessivamente circa 6.000 emendamenti, oltre 5.000 dei quali da opposizioni e gruppi minori, con la sola maggioranza che ne ha presentati oltre 1.600.

In questa fase si colloca anche la cosiddetta “segnalazione politica”: ogni gruppo parlamentare può indicare solo un numero limitato di emendamenti prioritari (414 in totale, secondo l’intesa di maggioranza e opposizioni), sui quali concentrare il lavoro emendativo e la trattativa con il Governo. Tra questi rientrano anche i pacchetti sulle pensioni, che quindi hanno un peso politico rilevante ma dovranno fare i conti con il vincolo a saldi invariati imposto dal Ministero dell’Economia.

Una volta conclusa la scrematura e definito l’elenco degli emendamenti segnalati, la Commissione Bilancio voterà le modifiche da recepire nel testo. L’obiettivo è portare la Manovra in Aula al Senato entro metà dicembre, per poi passare alla Camera e arrivare all’approvazione definitiva entro il 31 dicembre 2025, come richiesto dalla Costituzione per l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2026.