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Più e-skills nelle professioni tradizionali

di Noemi Ricci

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Imprese pronte per la sfida della digitalizzazione ma il mercato del lavoro risponde a stento alla domanda di competenze digitali nelle professioni tradizionali.

La digitalizzazione dei processi produttivi non sta comportando solo la nascita di nuove professioni, sta anche facendo crescere l’esigenza di competenze digitali nel mercato del lavoro: ed anche alle professioni tradizionali le imprese chiedono sempre più spesso e-skills, non per creare applicazioni o gestire sistemi, ma per servirsene con efficacia.

A rivelarlo è l’Osservatorio delle Competenze Digitali 2018, condotto da Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia, in collaborazione con MIUR e AGID. Secondo la ricerca, il peso delle competenze digitali cresce in tutte le aree aziendali di tutti i settori con un’incidenza media del 13,8% e punte che sfiorano il 63% per quelle specialistiche nelle aree “core” di Industria, seguita dai Servizi (41%).

Skill digitali e soft skill

L’analisi ha riscontrato una forte correlazione tra skill digitali e soft skill, e cioè quelle abilità trasversali un po’ a tutti mestieri che connotano comunque una più evoluta professionalità: apertura al cambiamento, conoscenza dell’inglese, problem solving, team working, pensiero creativo, capacità di parlare in pubblico, di gestire il tempo e di comunicare con i clienti.

Tuttavia, se da una parte le imprese sono pronte ad affrontare le sfide della digitalizzazione, dall’altra il mercato del lavoro non sembra avere la capacità di rispondere alla crescente domanda di abilità digitali nelle professioni tradizionali.

Competenze digitali avanzate

Le competenze digitali sono ritenute dalle imprese imprescindibili in quasi tutti i mestieri e, in parallelo, cresce la richiesta di competenze digitali più avanzate:

  • Skill digitali di base (per l’uso quotidiano di strumenti informatici) pesano per il 41% nell’Industria, il 49% nei Servizi e il 54% nel Commercio;
  • Applicativi (capacità di usare strumenti e software nei processi operativi e decisionali) per il 40% nell’Industria, il 25% nei Servizi e il 21% nel Commercio;
  • Brokeraggio Informativo (utilizzo di strumenti informatici per lo scambio di informazioni e la comunicazione) per il 12% nell’Industria, il 16% nei Servizi e il 20% nel Commercio;
  • Tecniche ICT (vicine alle specialistiche, su soluzioni e piattaforme tecnologiche) il 7% nell’Industria, il 10% nei Servizi e il 4% del Commercio.

E-leadership non pervasiva

Nonostante la crescente richiesta di competenze digitali nelle funzioni direttive e manageriali, risulta ancora troppo elevata la quota di aziende ed enti in cui la transizione al digitale è ancora a un livello troppo basso nella scala delle priorità strategiche rispetto all’effettiva urgenza.

Nel settore pubblico la dirigenza è l’ambito professionale in cui è più richiesta la disponibilità di competenze digitali, ma si punta essenzialmente sulla riconversione al digitale degli addetti già attivi nelle strutture, essendo il blocco del turn-over all’interno del settore pubblico la criticità maggiore da superare.

Serve più formazione

Perché la domanda di e-skills possa essere soddisfatta, si evidenzia la necessità di

  • rinnovare i percorsi formativi, scolastici ed universitari, ma anche di convertire gli skill di chi già lavora, a tutti i livelli;
  • ridurre l’eterogeneità nella domanda di competenze digitali nelle professioni, a livello settoriale, funzionale o territoriale;
  • sostenere la piena valorizzazione delle opportunità di lavoro legate a competenze digitali non specialistiche, anche nei settori non tecnologici;
  • spingere le capacità di e-Leadership e change management nei ruoli dirigenziali e in tutte le imprese.