Smart Working? Preferisco l’ufficio

di Teresa Barone

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Smart Working Monitor: i due terzi dei dipendenti lavora esclusivamente in ufficio e uno su due teme che il lavoro agile possa creare stress invadendo la vita privata.

Cresce la richiesta di flessibilità e autonomia sul lavoro e con essa le iniziative aziendali in ottica Smart Working, agevolando i dipendenti che vogliono lavorare da remoto e senza orari fissi.

Gli ultimi dati Randstad Workmonitor mettono in luce una realtà nazionale dinamica, evidenziando tuttavia il perdurare di uno stretto legame con le tradizionali modalità di lavoro in ufficio.

Il 66% degli italiani preferisce ancora lavorare in ufficio e il 47% sostiene che il lavoro agile si trasformi in una fonte stress impedendo di staccare dal lavoro. Nonostante le ritrosie, il Randstad Workmonitor registra però un incremento di lavoratori favorevoli allo smart working, così come delle aziende che decidono di adottare forme di lavoro agile.

Osservando i dati, infatti, per l’87% degli intervistati lo Smart Working consente di conquistare un buon equilibrio tra vita privata e vita professionale. A beneficiarne, secondo l’84% degli interpellati, sono l’autonomia, la creatività la soddisfazione e la stessa produttività.

Dal punto di vista delle aziende, l’impegno verso la promozione del lavoro agile è in costante aumento e al 62% dei dipendenti i  datori di lavoro hanno fornito strumenti tecnologici adeguati per avviare iniziative di questo tipo.

Non mancano però le barriere culturali anche nelle imprese, che in molti casi preferiscono ancora lavorare in modalità tradizionale.