Rifiuti elettronici: i nuovi obiettivi UE per i RAEE

di Noemi Ricci

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RAEE: dalla UE una nuova direttiva per la raccolta dei rifiuti elettronici, di interesse per tutti i soggetti coinvolti, compresi produttori e distributori commerciali.

Tempo di novità per le imprese della filiera dei rifiuti, dopo la notizia dell’ennesima  proroga del SISTRI al 30 giugno 2012 , arriva la notizia della definizione di nuovi obiettivi UE per la raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

L’Europarlamento ha approvato la nuova legislazione che aggiorna la direttiva 2003 sulla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e prevede la raccolta di  45 tonnellate di RAEE per ogni 100 tonnellate di nuove apparecchiature immesse sul mercato entro il 2016, per poi passare a 65 tonnellate negli anni successivi.

 

In Italia

La nuova direttiva si traduce in una raccolta pro-capite in Italia di circa 7,5 kg 2016, e quasi 10 kg dal 2019 quando «la cifra dovrà salire al 65% o, in alternativa, si potrà raccogliere l’85% dei rifiuti di materiale elettronico prodotto».

Per il Centro di Coordinamento RAEE «i nuovi obiettivi di raccolta porranno all’Italia una sfida importante in termini di gestione operativa e di sensibilizzazione dei cittadini».

In generale nel settore si respira un clima di fiducia e regna la convinzione che il «Paese sarà in grado di far fronte alle richieste e raggiungere gli obiettivi prefissati».

È però «importante che tutti i soggetti interessati alla gestione dei RAEE dai cittadini ai produttori passando per gli Enti territoriali, i riciclatori e la distribuzione commerciale, lavorino in piena collaborazione favorendo il recupero e il riciclo di tutte le tipologie di elettrodomestici, dai più piccoli ai più grandi».

Iter direttiva UE sui RAEE

Perché i nuovi obiettivi diventino ufficiali è necessario che la direttiva venga approvata formalmente dal Consiglio per poi essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea. Dopo di che l’Italia, come tutti gli altri Stati membri della UE, avrà 18 mesi per adeguarsi e avviare il processo di recepimento della direttiva.

È probabile che con l’occasione vengano rivisti e corretti «alcuni punti deboli della normativa attuale che, di fatto, rendono complicato aumentare in maniera significativa i livelli di raccolta».

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