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Dal 19 luglio scatta il blocco UE alla distruzione dei vestiti invenduti

di Anna Fabi

11 Febbraio 2026 11:14

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Stop allo spreco nella moda: dal 19 luglio l'UE vieta di distruggere i prodotti tessili invenduti. Regole per i grandi brand e tutele per le medie imprese.

L’Unione Europea accelera il percorso verso l’economia circolare fissando al 19 luglio la scadenza per l’entrata in vigore del divieto di distruzione di prodotti tessili e calzature rimasti invenduti. La misura, prevista dal nuovo Regolamento sull’Ecodesign (ESPR), punta a eliminare una pratica diffusa tra i grandi player del fashion per preservare l’esclusività dei marchi, imponendo invece il recupero o la donazione dei capi. Tale svolta normativa impone alle aziende una revisione profonda della logistica di magazzino e si inserisce nel quadro delle nuove rendicontazioni legate alla sostenibilità, temi già centrali per il comparto produttivo italiano impegnato nelle sfide della sostenibilità ESG.

Divieto di distruzione per i prodotti tessili non venduti

Il nuovo regime normativo interviene direttamente sulla gestione delle eccedenze, vietando esplicitamente lo smaltimento tramite incenerimento o discarica di abiti, accessori e calzature che non hanno trovato sbocco commerciale. Per anni, la distruzione dell’invenduto ha rappresentato un costo ambientale enorme in termini di spreco di materie prime, acqua ed energia. Dal 19 luglio, i grandi operatori del mercato dovranno privilegiare canali alternativi come il riciclo delle fibre o la cessione a enti benefici, rendendo il ciclo di vita dei prodotti più trasparente e meno impattante.

Le aziende sono chiamate a pubblicare annualmente dati dettagliati sulle quantità di prodotti scartati e sulle motivazioni di eventuali distruzioni residue, che rimarranno ammesse solo in casi eccezionali. Questo obbligo di trasparenza ha lo scopo di disincentivare la sovrapproduzione, spingendo il settore verso una pianificazione delle collezioni più accurata. Per il consumatore, questa misura potrebbe tradursi in una maggiore disponibilità di prodotti attraverso canali di seconda mano o mercati outlet, favorendo un accesso più democratico e sostenibile alla moda.

Deroghe per le piccole imprese e regimi semplificati

Il legislatore europeo ha previsto criteri di proporzionalità per tutelare realtà produttive di minori dimensioni, fattore cruciale per il tessuto economico del Made in Italy. Le micro e piccole imprese sono totalmente esentate dal divieto di distruzione, mentre per le medie imprese è concesso un periodo transitorio di sei anni prima dell’applicazione integrale delle restrizioni. Questo tempo supplementare è necessario per permettere alle aziende di identificare partner logistici specializzati nel riciclo tessile e per adeguare i modelli di business senza subire shock finanziari.

Le deroghe riguardano anche situazioni specifiche in cui il riutilizzo non è percorribile, come nel caso di articoli contraffatti sequestrati, capi contaminati o prodotti che presentano rischi documentati per la salute dei consumatori. Tuttavia, ogni eccezione dovrà essere rigorosamente documentata e inserita nei report aziendali. Tale approccio garantisce la tenuta delle PMI tessili, consentendo loro una transizione graduale verso processi che riducano drasticamente i 5,8 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno dai cittadini europei.

Obblighi di trasparenza e impatto sul mercato del fashion

L’introduzione di queste regole sposta l’attenzione sulla tracciabilità totale della filiera. Le imprese dovranno implementare sistemi di monitoraggio digitale, propedeutici all’adozione del passaporto digitale del prodotto, che permetterà di verificare la storia di ogni capo dalla produzione allo smaltimento. Questo strumento sarà utile non solo alle autorità di controllo, ma anche ai consumatori, che potranno compiere scelte d’acquisto consapevoli basate su dati verificati e non su semplici proclami di marketing.

Oltre agli obblighi burocratici, il divieto spinge il settore verso nuovi modelli di business circolari, come il noleggio o il “prodotto come servizio”, capaci di generare ricavi minimizzando la produzione di nuovi capi. Per le aziende italiane, l’adeguamento tempestivo rappresenta un vantaggio competitivo nel mercato globale, posizionandole come leader nella rigenerazione tessile e rispondendo alla crescente domanda di trasparenza che arriva sia dalle istituzioni che dagli utenti finali.