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Imprese sostenibili: marcia indietro UE sulla direttiva Green Claims

di Barbara Weisz

24 Giugno 2025 14:20

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Stop alla Direttiva UE contro il greenwashing: marcia indietro sulla proposta Green Claims, dubbi sulla troppa burocrazia per le microimprese.

A un passo dal traguardo, si complica l’iter di approvazione del Regolamento europeo contro il greenwashing. La Commissione UE ha annunciato l’intenzione di ritirare la proposta, dopo che sono state formalizzate le posizioni contrarie di alcuni paesi, fra cui l’Italia. Si tratta della direttiva Green Claims, che imporrebbe l’obbligo di dichiarazioni ambientali specifiche per poter utilizzare determinate etichette promozionali (eco-friendly, carbon neutral, plastic free…), dimostrando in modo concreto e tecnico l’applicazione di queste definizioni.

La Direttiva Green Claims

Rispetto al vincolo europeo sulle etichette green ci sono forti resistenze, ad esempio da parte dell’Italia, motivate dal timore che regole troppo stringenti possano portare all’effetto contrario rispetto a quello auspicato: le imprese potrebbero abbandonare pratiche sostenibili per non incorrere in sanzioni, o semplicemente perché spaventate da procedure troppo complesse e onerose. I dubbi riguardano in particolare le aziende di piccole dimensioni, che fanno maggior fatica a sostenere nuovi oneri burocratici. E’ stato proprio un emendamento sulle microimprese a determinare la marcia indietro della proposta.

Greenwashing:  il nodo microimprese

La direttiva era stata proposta dalla Commissione nel 2023. A livello di iter di approvazione era già nella fase del trilogo, (ovvero i negoziati fra organo esecutivo, Parlamento e Consiglio UE) ma venerdì 20 giugno, con un colpo di scena, la Commissione ha annullato le riunioni già programmate per arrivare all’approvazione: il portavoce dell’esecutivo UE, Maciej Berestecki, ha sottolineato:

posso dire che nel contesto attuale, in effetti la Commissione europea intende ritirare la proposta di una nuova legge sulle dichiarazioni ambientali.

Nei giorni precedenti alla battuta d’arresto erano arrivate richieste di una revisione della proposta da parte del Partito Popolare Europeo e forti critiche rispetto a un emendamento che inseriva le microimprese nei nuovi obblighi. A quel punto anche il Governo italiano avrebbe ritirato il proprio appoggio, sebbene su queste ricostruzioni si nutrano dubbi.

Bisogna capire quali saranno le prossime evoluzioni, in particolare se ci sono margini per ricomporre le divergenze. Così come si parla anche della possibilità di riprendere il negoziato sulla base di un riavvicinamento delle posizioni.