Accesso al credito: i numeri della stretta sulle PMI

di Barbara Weisz

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Il sistema bancario in un anno ha erogato 40 miliardi in meno alle imprese, penlizzati i finanziamenti oltre i cinque anni, mentre per le famiglie la stretta si sente sui mutui: indagine Unimpresa.

Nel giro di un anno i prestiti alle imprese si sono ridotti del 4,7%, con una stretta molto più pesante rispetto a quella, pure evidente, dei prestiti alle famiglie (intorno all’1%): lo rivela un’analisi del centro studi Unimpresa, che insiste sulla necessità di fermare il credit crunch anche attraverso strumenti legislativi che favoriscano l’erogazione di liquidità al sistema produttivo e alle famiglie. In tutto, dal settembre del 2012 all’analogo mese del 2013 i prestiti delle banche si sono ridotti del 3,17%: in termini assoluti, significa che il sistema finanziario ha erogato 46,8 miliardi in meno.

Imprese

Il giro d vite più evidente riguarda le imprese, e in particolare i prestiti di durata superiore ai cinque anni. Il -4,7% relativo ai prestiti verso il mondo produttivo è pari a circa 40 miliardi di euro. Di questa somma, quasi la metà (18,9 miliardi) è rappresentata da un taglio dei prestiti di durata superiore ai cinque anni (-4,61% in termini percentuali). I prestiti di breve termine, a un anno, sono calati di 14,5 miliardi, quindi del 4,43%, mentre quelli compresi entro i cinque anni di 7,4 miliardi, quindi del 5,66%. Vale la pena di sottolineare che i prestiti oltre i cinque anni sono anche quelli più importanti dal punto di vista del controvalore (391 miliardi a settembre 2013), seguiti da quelli fino a un anno, 312,9 miliardi, mentre i prestiti fino a cinque anni ammontano a 124 miliardi.

Famiglie

E’ negativo anche il trend dei prestiti alle famiglie, pur con saldi molto diversi: la diminuzione dal settembre 2012 al settembre 2013 è limitata a 6 miliardi di euro, lo 0,98%. Il segmento più penalizzato è quello dei mutui, con 3,8 miliardi di euro in meno erogati (-1,06%), seguito dai prestiti personali, -1,1 miliardo, con una riduzione dello 0,61%, e dal credito al consumo, un miliardo in meno, -1,68%. Il totale dei prestiti delle banche alle famiglie è pari a 603 miliardi (che si confrontano con gli 828 che confluiscono nelle casse delle imprese), di cui la fetta più grossa è rappresentata dai mutui (362 miliardi).

Un’altra recente indagine sul credit crunch, condotta da Ipsos per Axa, fra l’altro focalizzata particolarmente sulle PMI, segnala un analogo trend negativo: il 76% delle piccole e medie imprese, e ancor più nel dettaglio l’83% di PMI e il 69% di professionisti, dichiara di aver avuto problemi nell’ultimo anno per ritardi nei pagamenti. Il 31% delle PMI ha chiesto un finanziamento alla banca, e solo una su tre lo ha ottenuto.

Molto critico il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, che vede «un futuro sempre più incetro» per famiglie e imprese, sottolinea la necessità che governo e parlamento intensifichino le misure per aiutare «le banche a riaprire i rubinetti» del credito, ed esprime infine una posizione particolarmente severa su una delle ultime ipotesi di riforma fiscale, relativa a immobili e tasse comunali, prevista dagli emendamenti (presentati ma ancora da discutere) alla Legge di Stabilità: «l’ultima proposta, volta a introdurre il Tuc al posto del Trise nel sistema fiscale sugli immobili, è una presa in giro, un affronto inaccettabile che l’Esecutivo deve fermare».