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Credito alle imprese: i finanziamenti tornano convenienti ma non per tutte

di Teresa Barone

22 Ottobre 2025 09:00

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Trend positivo per i finanziamenti concessi alle imprese, anche se con disparità a livello provinciale e regionale: classifica italiana e criticità.

Dall’inizio dell’estate si è verificata una vera e propria inversione di tendenza per quanto riguarda i finanziamenti alle PMI, ripartiti dopo alcuni anni caratterizzati da un forte rallentamento, segnando +1,4% su base annua, con tassi d’interesse bancari in calo a 3,92%.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, il credito erogato alle imprese è cresciuto di quasi 5,5 miliardi di euro rispetto allo scorso anno, raggiungendo la quota di 647 miliardi in termini complessivi.

Il trend positivo non riguarda però tutte le imprese indistintamente: nei primi sette mesi del 2025, infatti, per le aziende con meno di 20 addetti (che costituiscono il 98% del totale) la tendenza è stata negativa, come spiega la CGIA.

Purtroppo, da qualche anno molte banche hanno deciso di “sacrificare” i prestiti più complicati: ovvero quelli da erogare alle piccolissime imprese che, rispetto alle realtà di dimensione maggiore, presentano costi di istruttoria relativamente più elevati e una gestione amministrativa molto più complessa

A livello territoriale, inoltre, il credit crunch è ancora attivo nella metà delle province italiane, dove i prestiti non sono ancora aumentati. Imperia e Prato, ad esempio, tra il 31 dicembre del 2024 e il 31 luglio scorso hanno registrato una diminuzione dell’ammontare del credito alle imprese del 5,6%.

Le regioni caratterizzate da un maggiore aumento dei prestiti alle imprese sono Valle d’Aosta (+18%), Lazio e Friuli Venezia-Giulia (entrambe + 3,2%), mentre in coda alla classifica troviamo Veneto, Umbria e Molise.

A preoccupare è soprattutto la situazione del Veneto che mostra una netta contrazione dei finanziamenti già a partire dal 2011. Le banche, negli ultimi mesi, hanno decurtato alle imprese 868 milioni di euro di prestiti, una situazione aggravata anche dalla scomparsa di alcuni istituti come Antonveneta, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e Banco Popolare.