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Moratoria PMI: le imprese chiedono sospensioni e proroghe

di Alessandra Gualtieri

Moratoria Cura Italia (D.L. Sostegni Bis) scaduta: le associazioni d'impresa chiedono al Governo nuovi strumenti di credito per evitare insolvenze.

Le Confederazioni dell’artigianato e della piccola impresa hanno scritto al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, per richiedere nuovi e rapidi interventi per semplificare l’accesso al credito delle PMI, dopo la scadenza di fine 2021 delle moratorie sui prestiti. La Legge di Bilancio 2022 ha sì prorogato gli strumenti di garanzia pubblica sui nuovi finanziamenti (tramite il Fondo di garanzia e SACE) ma non le sospensioni di pagamento dei prestiti già in essere.

I rischi per il credito

L’attuale scenario, secondo le associazioni, impedisce alle imprese “di consolidare una ripresa possibile o, addirittura, di compromettere definitivamente chi non è riuscito ad ancora ad agganciarla”.

Confartigianato, CNA e Casartigiani chiedono dunque che il Governo tenga conto non soltanto della nuova ondata pandemica che getta ombre sulla ripartenza economica, ma anche sull’aumento dei costi dell’energia e dai ritardi di approvvigionamento delle materie prime. Una richiesta che fa eco a quella avanzata dal sistema bancario (ABI).

Da aprile 2022, tra l’altro, le imprese che hanno ottenuto nuovi finanziamenti agevolati in continuità con le misure del Cura Italia e del Decreto Liquidità Imprese, dovranno avviare la restituzione non solo della quota interessi ma anche della quota capitale, con il rischio di ritrovarsi insolventi. Le imprese, dunque, chiedono al Governo Draghi che vengano al più presto individuate “soluzioni per un accompagnamento morbido del sistema produttivo verso l’uscita dalla contingenza negativa”:

indispensabile individuare misure e strumenti che consentano alle imprese di gestire al meglio il rientro alla normalità.

Le richieste delle imprese

  1. Allungamento esposizioni debitorie, con la rinegoziazione svincolata dall’obbligo di erogare ulteriore credito.
  2. Estensione garanzia pubblica a mercato, prevedendo la complementarietà tra pubblico e privato.
  3. Niente valutazione del rating, che dovrebbe tornare a regime dal primo luglio 2022 per l’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI.
  4. Strumenti per settori a rischio, le cui imprese rischiano di uscire dal mercato senza il supporto dello Stato.