Il retail italiano guarda all’estero anche se dazi, tensioni geopolitiche e consumi incerti rendono più complesso aprire nuovi punti vendita fuori dai confini nazionali. Il Centro Studi Confimprese prevede 2.737 nuove aperture commerciali all’estero, con un saldo dei punti vendita in crescita del 7,6%. In questo contesto, Confimprese e SACE hanno firmato un protocollo d’intesa per accompagnare l’internazionalizzazione delle imprese del commercio e dei servizi, con accesso agli strumenti assicurativo-finanziari, formazione, networking e scambio di informazioni sui mercati.
Internazionalizzazione nel retail
Il protocollo arriva in una fase in cui il commercio internazionale offre spazi di crescita ma richiede selezione rigorosa dei mercati e dei partner. Il dato sulle nuove aperture mostra una spinta espansiva forte ma le chiusure previste in alcuni Paesi (Francia e Ucraina in testa) indicano la necessità di correggere rapidamente le scelte meno redditizie.
Per le imprese, il valore dell’intesa sta nella combinazione tra sviluppo commerciale e presidio del rischio. L’export retail non dipende solo dalla capacità di aprire nuovi punti vendita, ma dalla qualità dei partner, dalla solidità della catena di fornitura e dalla capacità di leggere in anticipo costi, vincoli e instabilità dei mercati.
Confimprese e SACE per l’export retail
L’intesa tra Confimprese e SACE punta a favorire l’utilizzo degli strumenti SACE da parte delle aziende associate, con iniziative congiunte su internazionalizzazione, formazione, incontri tra imprese e analisi dei rischi. Il protocollo riguarda in particolare le imprese del retail e dei servizi che stanno pianificando aperture, partnership e sviluppo commerciale sui mercati esteri.
Il ruolo di SACE entra nella fase in cui molte aziende devono valutare mercati, partner, modalità di ingresso e coperture contro rischi commerciali, politici e finanziari. La collaborazione prevede anche percorsi di accompagnamento per misurare il grado di preparazione delle imprese ai mercati internazionali e definire piani di sviluppo con il supporto delle strutture territoriali e degli esperti SACE.
Retail e franchising leve di espansione estera
L’indagine annuale del Centro Studi Confimprese sui piani di apertura all’estero segnala una crescita del saldo dei punti vendita pari al 7,6% rispetto al 2025, con 2.737 nuovi esercizi commerciali previsti. Il 90% delle aziende già presenti fuori dall’Italia intende continuare ad ampliare la propria rete.
Il dato più dinamico arriva dal franchising, che cresce del 9,4%, mentre il canale diretto avanza dello 0,1% rispetto alla base 2025. La differenza conferma la preferenza per modelli di sviluppo che permettono di accelerare la presenza sui mercati esteri attraverso partner locali, riducendo l’esposizione diretta su investimenti, personale e presidio commerciale.
Europa occidentale, prima scelta dei retailer
In un momento storico in cui gli accordi commerciali e l’evoluzione dei dazi stanno ridisegnando le priorità dell’export italiano, la prima area di destinazione si conferma l’Europa occidentale, indicata dal 48% dei retailer. Seguono Europa orientale al 19%, Medio Oriente al 14% e Asia Pacifico al 13%. America e Africa restano più indietro, rispettivamente al 4% e al 3% delle preferenze. Il canale di sviluppo preferito sono i centri commerciali, scelti dal 62% delle aziende.
Fatturato estero in crescita
Le performance internazionali del campione mostrano un peso crescente dell’estero nei bilanci aziendali. Il fatturato estero rappresenta in media il 16% dei ricavi totali, con punte superiori al 50% per le realtà più orientate all’internazionalizzazione. A parità di rete, il 50% delle aziende registra una crescita media del 3,5% sui mercati esteri. Il comparto più brillante è abbigliamento e accessori, dove il 60% delle imprese segnala performance fino all’8%. Il dato conferma la capacità del retail italiano di muoversi oltre confine soprattutto quando marchio, prodotto e format commerciale risultano già riconoscibili.
Sviluppo estero senza test di mercato
Il 50% delle imprese del campione avvia lo sviluppo internazionale senza effettuare test di mercato. L’altra metà utilizza lo shop-in-shop come prima sperimentazione, prima di passare a formule di espansione più strutturate. Questa scelta incide sui rischi iniziali dell’internazionalizzazione.
L’apertura diretta o tramite franchising richiede informazioni su domanda locale, costi di ingresso, contratti, norme, fiscalità e logistica. Gli strumenti di analisi Paese e di valutazione del rischio diventano quindi centrali per evitare decisioni basate solo sull’attrattività apparente di un mercato.
Rischi d’impresa oltreconfine
Le aziende retail indicano tra le maggiori criticità la ricerca di franchisee qualificati, la capacità dei partner di sostenere l’investimento e la complessità della supply chain. Seguono la conformità normativa nei diversi ordinamenti, il reclutamento e la formazione del personale, l’adattamento del concept al mercato locale e la riconoscibilità del marchio.
Rotte commerciali, dazi, energia, costi logistici e crisi geopolitiche possono incidere sui piani di apertura, soprattutto per i format che dipendono da consegne continue, assortimenti stagionali e filiere globali. Per questo il rischio d’impresa legato alle rotte internazionali entra sempre più spesso nelle valutazioni di export e retail.
Strumenti e coperture
Gli strumenti SACE richiamati dall’accordo coprono più livelli: formazione, analisi dei mercati, informazioni Paese, servizi assicurativo-finanziari, iniziative di networking e supporto alla valutazione del rischio. Le imprese possono così affiancare al piano commerciale una lettura più precisa di Paesi, controparti, condizioni finanziarie e stabilità del mercato di destinazione.
Tra gli strumenti già noti alle imprese che esportano rientra la mappa SACE delle opportunità export, pensata per valutare mercati esteri attraverso indicatori di opportunità e rischio. L’accordo con Confimprese porta questa logica dentro il retail e i servizi, dove la scelta del Paese pesa tanto quanto il format commerciale.