Tratto dallo speciale:

Meloni a Bruxelles: modifiche al Green Deal per tutelare industria e imprese

di Barbara Weisz

24 Ottobre 2025 15:02

logo PMI+ logo PMI+
Consiglio UE: Meloni insiste sulla neutralità tecnologica per contrastare la crisi dell'Automotive e chiede più flessibilità per gli obiettivi sul clima.

Regole più semplici sulle emissioni, neutralità tecnologica per l’industria dellauto, adeguate risorse per la transizione green, possibilità di conteggiare fino al 5% i crediti sulle emissioni di carbonio, partecipando a progetti internazionali per valorizzare il Piano Mattei: sono le richieste avanzate dalla Premier Giorgia Meloni nel corso del Consiglio UE a Bruxelles.

Nel corso del vertice, che si è concentrata sulla geopolitica internazionale e la guerra in Ucraina, Meloni ha anche incontrato il presidente ucraino Vladimir Zelensky. Sul Green Deal si è discusso invece in un summit con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, focalizzando su competitività, transizione climatica e semplificazione.

Meloni ha ribadito le posizione del Governo italiano sulla crisi dell’Automotive segnalando la necessità di una maggiore neutralità tecnologica per gestire la transizione sostenibile. Senza quindi privilegiare l’auto elettrica a scapito di altre tecnologie e dando spazio ai biocarburanti sostenibili.

Le norme europee prevedono che a partire dal 2035 non possano più essere immatricolate in Europa auto a benzina o diesel. Sull’ipotesi di salvare il motore endotermico grazie a carburanti alternativi c’è comunque apertura da parte dell’esecutivo comunitario, esplicitata dalla lettera di von der Leyen sulla competitività che ha preceduto il vertice del 23 e 24 ottobre.

Meloni ha ribadito anche la contrarietà al nuovo obiettivo intermedio al 2040 (riduzione emissioni del 90%)  previsto nell’ambito della legge europea sul clima (con target zero emissioni al 2050) e presentato una richiesta in materia di cooperazione internazionale: utilizzare fino al 5% i crediti internazionali (progetti anti-emissioni di carbonio finanziati in paesi terzi). Si tratta di un contesto all’interno del quale l’Italia può fare valere il Piano Mattei, con gli investimenti per lo sviluppo sostenibile dell’Africa.