Ammonta a 10,9 miliardi di euro la spesa complessiva sostenuta dei Comuni italiani nel corso del 2022 per i servizi sociali e socio-educativi. A fornire i dati sul welfare territoriale (che in base ai dati si ferma allo 0,46% del PIL) è l’Istat.
Le rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica mettono in evidenza ampie disparità nella spesa per i servizi sociali tra il Nord e il Sud del Paese. La spesa media pro-capite è pari a 150 euro l’anno ma si ferma a 78 euro al Sud a sale fino a 207 euro nel Nord-Est, mentre scende fino a 165 euro del Centro, 162 euro del Nord-Ovest e 144 euro delle Isole.
Il gap si nota ancora di più se si prendono in considerazione il valore minimo di 38 euro
pro-capite della Calabria e quello massimo di 607 euro pro-capite della Provincia Autonoma di Bolzano.

Considerando la componente sociale (al netto dei servizi educativi per la prima infanzia), le differenze risultano meno marcate ma comunque evidente: nei centri la spesa pro-capite è superiore del 23% a quella delle periferie e, per i Comuni con più di 50mila abitanti, del 44% rispetto ai Comuni fino a 2mila abitanti, schizzando al 69% se si considerano anche i servizi educativi per la prima infanzia.
Le differenze territoriali, inoltre, riguardano anche la spesa sociale dei Comuni nell’area della disabilità, che ha segnato un incremento del 10,9% rispetto all’anno precedente e del 44% rispetto a 10 anni prima. I valori oscillano fra 2.740 euro per persona con disabilità fino a 64 anni nel Nord-Est e i 1.070 euro nel Sud, che ha registrato l’aumento percentuale più evidente rispetto al 2012 (+82,5%).