Riforma Lavoro: una nuova contrattazione

La ricetta per la Riforma del Lavoro proposta dal viceministro per l’Economia Enrico Morando: carcere per chi non rispetta il salario minimo e nuova contrattazione di secondo livello.

Garantire il salario minimo con una legge che preveda il carcere per i datori di lavoro che non la rispettano, un contratto nazionale che agisca solo qualora sul territorio non si siano raggiunti accordi di secondo livello così da aiutare la produttività e una “rivoluzione delle relazioni sindacali” che punti proprio sugli accordi di secondo livello.

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Questa la ricetta per la Riforma del Lavoro proposta dal viceministro per l’Economia Enrico Morando durante il workshop Ambrosetti di Cernobbio. Soluzioni per il rilancio dell’economia italiane ribattezzate Renzinomics e promosse dal 59% dei partecipanti (economisti e finanzieri).
Morando ha però sottolineato che

«il disegno che abbiamo definito può essere completato concretamente solo verso la fine del 2014 e i primi mesi del 2015. Dobbiamo recuperare autorevolezza e credibilità recuperando l’autorevolezza della politica e dobbiamo fare questo ritrovando una politica che abbia la capacità di occuparsi non solo delle cose di ogni giorno ma che abbia anche uno sguardo più lungo. La politica italiana è sempre stata schiava dell’emergenza».

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Morando si è pronunciato anche sul tema degli 80 euro in più in busta paga:

il provvedimento «non deve essere percepito come un intervento spot perché ci sono le elezioni europee. Può darsi che questo intervento dal punto di vista elettorale sia efficace e lo spero, ma ciò che conta è che questo intervento sia percepito come il primo per ridurre il cuneo fiscale alla dimensione media europea».

Ma, ammette Morando, per avvicinare il nostro sistema contributivo alla media europea non bastano i 10 miliardi di euro previsti per il taglio dell’IRPEF, servono almeno 32-33 miliardi. L’unica soluzione è che il taglio

«arrivi dalla riduzione della spesa pubblica che si può fare in tre anni, a patto che si inizi da adesso».

In più

«per attuare le riforme, l’orizzonte del Governo non può che essere quello del 2018. E anche dopo, ci sarà da continuare la stagione riformista che stiamo avviando ora».

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