Web Index: Italia fanalino di coda non sfrutta il potenziale

di Tullio Matteo Fanti

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La World Wide Web Foundation pubblica l'indicatore Web Index, pensato per misurare l'utilizzo, l'utilità e l'impatto sulle persone del Web: i dati.

Sono Svezia, Stati Uniti e Gran Bretagna i Paesi che guidano la classifica globale del Web Index, valore utilizzato per misurare l’utilizzo, l’utilità e l’impatto sulle persone del Web. L’Italia si posiziona al 23esimo posto, in coda a praticamente tutte le nazioni industrializzate.

Lo studio multidisciplinare condotto dalla World Wide Web Foundation – a cui fa capo Tim Berners Lee, colui che ha gettato la basi del Web – è stato condotto in 61 Paesi attraverso 85 indicatori.

Con un Web Index di 100 punti, la Svezia appare quindi come il Paese in grado di trarre i maggiori vantaggi dal Web a livello politico, economico e sociale, seguita dagli Stati Uniti (97,31) e Gran Bretagna (93,83).

L’Italia ottiene un Web Index di 56,45 punti, registrando un punteggio alquanto basso per quanto riguarda l’impatto della rete a livello politico, economico e sociale (48,6), pur registrando valori piuttosto elevati per quanto riguarda la voce “Readiness” (67,22) e “The Web” (68,29).

Nonostante i numerosi esempi di eccellenza e i costi di connessione in continua diminuzione, lo studio evidenzia tuttavia uno scarso utilizzo della Rete in numerose aree geografiche. A livello globale, solo 1 persona su 3 utilizza il Web come vera risorsa, con un rapporto che arriva ad 1 su 6 in Africa.

Restrizioni governative e minacce alla libertà di stampa influiscono inoltre pesantemente sulla forza della rete, che rimane tuttavia secondo Berbers Lee «un potente strumento che consentirà a singoli individui, Governi e Organizzazioni di migliorare le loro società».