Cresce in modo esponenziale l’impatto delle tecnologie di Intelligenza Artificiale nel comparto delle risorse umane, accelerando la svolta digitale e generando conseguenze notevoli per il mondo del lavoro.
Secondo la ricerca “Processi di AI e impatti HR” coordinata da Luiss Business School e HRC Community, presentata in occasione del Future @Work “Non dire domani” tenutosi a Roma, la diffusione di progetti basati sulla AI nell’ambito delle risorse umane è passata dal 19% del 2023 al 61% del 2025.
Allo stesso tempo, tuttavia, ci sono ancora ampi divari sia culturali sia generazionali: se i Millennials sono maggiormente aperti verso l’uso delle tecnologie di Intelligenza Artificiale (ammonta al 90% la quota di coloro che le utilizzano a livello quotidiano), le generazioni più mature sono molto lontane da questa percentuale.
La ricerca, inoltre, sottolinea come la AI possa essere considerata un alleato per le HR e nel mondo del lavoro, purché non manchi la guida dell’essere umano, come sottolinea Marco Gallo, Managing Director di HRC Community.
L’AI deve essere guidata dall’essere umano, così da diventare un alleato capace di amplificare il valore dell’uomo – la sua intelligenza, la sua creatività, la sua capacità relazionale – e non un sostituto. In questo senso, la sfida dell’HR e dei manager è culturale: formare persone e leader per comprenderla e usarla, non subirla, trasformando paura e resistenza in opportunità di crescita.
A trarre maggiore vantaggio dalla GenAI, infine, sono alcune specifiche funzioni HR che coinvolgono le procedure di recruiting e acquisizione dei talenti, ma anche la valutazione delle performance per lo sviluppo delle carriere, l’uso di modelli predittivi per anticipare assenteismo e turnover e per monitorare il clima organizzativo.