Il Decreto Pisanu limita le potenzialità del WiFi, parola del suo autore

di Emanuele Menietti

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Anche l'ex ministro concorda: il Decreto Pisanu pone eccessive limitazioni per un pieno sviluppo del WiFi e dei punti di accesso pubblici alla Rete nel nostro paese. Occorre modificare la norma

È necessaria una revisione dell’attuale legge che regolamenta l’accesso alla Rete dai luoghi pubblici e in particolare sulle reti WiFi. Ad affermarlo è l’ex Ministro dell’Interno Beppe Pisanu, autore del celebre decreto antiterrorismo che vieta le connessioni anonime a Internet e impone ai provider di mantenere traccia degli IP utilizzati dagli utenti. Una norma ritenuta eccessivamente restrittiva specie alla luce delle ultime evoluzioni tecnologiche e della progressiva diffusione del wireless per collegarsi alla Rete.

Interpellato dal giornalista dell’Espresso Alessandro Gilioli, uno dei promotori della “Carta dei cento per il WiFi” per modificare l’attuale legge, l’ex ministro Pisanu alla domanda «Non pensa che il decreto del 2005 sui ponti Internet pubblici e in particolar modo sul WiFi sia da modificare in senso meno restrittivo?» ha risposto così: «Ritengo di sì, tenendo conto, da un lato, che le esigenze di sicurezza sono nel frattempo mutate e, dall’altro, che l’accesso ad Internet come agli altri benefici dello sviluppo tecnologico deve essere facilitato».

Un passo avanti importante per chi si batte per avere maggiori possibilità di accesso a Internet e che giunge direttamente da uno dei principali promotori del decreto, prorogato nel corso degli ultimi anni e ora in scadenza a fine dicembre. I firmatari della “Carta dei cento per il WiFi” chiedono al Governo e al Parlamento di non prorogare ulteriormente il Decreto Pisanu e propongono di identificare nuove soluzioni per consentire agli utenti di collegarsi liberamente a Internet dalle postazioni pubbliche e alle autorità di avere gli strumenti necessari per identificare e perseguire gli autori degli eventuali illeciti.

Secondo i promotori della Carta, il Decreto Pisanu non avrebbe «alcun corrispettivo in nessun paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica». Il documento inviato all’Esecutivo e al Parlamento prosegue sottolineando che «gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte. Non a caso l’Italia ha 4.806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più».

La necessità di dover registrare e conservare le informazioni sull’identità degli utenti connessi ha frenato la creazione di nuovi punti di accesso nel nostro Paese. I complessi passaggi burocratici e le eccessive responsabilità affidate ai fornitori delle connessioni non hanno reso il comparto molto appetibile, causando una crescita nel settore molto inferiore rispetto ad altre realtà europee. Una modifica al Decreto, ora auspicata dallo stesso autore della legge, potrebbe rilanciare la diffusione delle soluzioni wireless in Italia con un beneficio sia per gli utenti che per i fornitori dei servizi.

All’iniziativa dei promotori della Carta si è aggiunta una proposta di legge vera e propria presentata da alcuni esponenti del Popolo della Libertà e da alcuni deputati del Partito Democratico. La bozza del nuovo provvedimento è stata presentata da Roberto Cassinelli (PdL), che ha motivato l’iniziativa ricordando che «in Italia non è così semplice connettersi al web fuori di casa: o si dispone di una “chiavetta” o comunque di altro dispositivo mobile (una tecnologia, fra l’altro, che nel nostro Paese è offerta ancora a tariffe piuttosto alte), o si ha l’opportunità di collegarsi ad una rete locale privata, oppure – per fruire di punti di accesso pubblici, anche gratuiti – è necessario sottostare ad una procedura piuttosto macchinosa, che è un grosso freno allo sviluppo ed alla diffusione di postazioni pubbliche di accesso ad internet».

La proposta di legge prevede una sensibile revisione delle attuali restrizioni per collegarsi alla Rete nei luoghi pubblici e affida al Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione l’analisi dei singoli casi in cui potrà essere necessaria la richiesta di un sistema di identificazione dell’utente. Tale soluzione potrebbe costituire un valido compromesso per superare gli attuali ostacoli imposti dal Decreto Pisanu e offrire maggiori possibilità di sviluppo delle risorse basate sul wireless.