Tablet, gli italiani lo tengono a casa

di Barbara Weisz

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WiFii poco diffuso e costi del 3G favoriscono l'uso domestico. Ma nei tablet c'è il futuro di editoria e pubblicità. Una ricerca Upa

Come la televisione negli anni’50. Allora era il cubo magico ad affascinare il mondo e a cambiarne definitivamente stili di vita e abitudini, nel futuro immediato, un futuro che è già partito, il totem saranno l’iPad e in genere i tablet.

Aggeggini veloci, immediati, portatili, belli, su cui non solo si giocherà il futuro dell’editoria, ma anche quello della pubblicità. Sono alcuni degli elementi che emergono dalla ricerca condotta dall’Upa, l’unione dei pubblicitari italiani, sulle modalità di fruizione dei nuovi devices in Italia.

Un dato di notevole interesse è rappresentato dal fatto che, se l’iPad e soci sono nati per essere maneggevoli e portatili, in realtà gli italiani li usano prevalentemente in casa. Un fatto che spiega facilmente la questione infrastrutturale: i tablet funzionano in genere in WiFi o in 3G, ma il primo tipo di collegamento in Italia è difficile da trovare nei luoghi pubblici (nei prossimi mesi la situazione cambierà grazie all’abolizione delle restrizioni previste dalla legge Pisanu), mentre il 3G, oltre a non essere ancora completamente soddisfacente dal punto di vista della copertura, comporta costi decisamente maggiori.

È più alto il prezzo del device, circa 100 euro di differenza nel caso dell’iPad, e a questo bisogna aggiungere il costo dell’abbonamento e del traffico.

Comunque sia, i pubblicitari italiani sono convinti che il futuro dei media stia proprio nella tavoletta magica che ha iniziato a comparire sul mercato in questo 2010. «Siamo nell’i-life – ha spiegato il presidente dell’associazione, Lorenzo Sassoli de Bianchi – in un nuovo stile di vita dove la I suona come la prima persona singolare dell’individualismo di massa contemporaneo e i tablet sono un vero e proprio cambio di paradigma nella fruizione dei contenuti editoriali».

Una «porta d’accesso magica» per esplorare nuovi contenuti, compresi quelli pubblicitari «perché gli spot, attraverso questi strumenti, aumentano il loro impatto diminuendo la propria invasività».

I tablet dunque hanno un grande potenziale per i pubblicitari, ma anche per l’intera editoria. Pur presentando per il momento una semplice trasposizione sul tablet del contenuto della carta stampata o del web, con piccoli adattamenti, le applicazioni editoriali hanno successo. Gli utenti ne scaricano più di quanti mediamente siano i giornali che acquistano in edicola.

Il tablet, secondo Sassoli de Bianchi, è una «terza via fra la carta e il web», e questo significa che gli editori, i pubblicitari, e in generale tutti i player che producono contenuti da destinare a questi devices devono iniziare a farlo in modo maggiormente mirato, anche per soddisfare le esigenze di un target di clienti che, almeno per ora, è decisamente alto.

La priorità, comunque, insiste il presidente, è rappresentata dalle infrastrutture, soprattutto per fare in modo che la banda larga, a partire da quella senza fili, «sia a disposizione di tutti».