John Locke, un milione di copie senza editore

di Barbara Weisz

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Autore americano di crime stories, ha venduto i suoi libri su Amazon usando il Kindle Direct Publishing, guadagnando 350mila dollari.

Adesso fa parte del “Kindle million club”, in compagnia di Stieg Larsson, James Patterson, Nora Roberts, Charlaine Harris, Lee Child, Suzanne Collins e Michael Connelly. Ma a differenza di questi superbig, John Locke i suoi libri se li autoproduce. E ha appena raggiunto, primo fra gli scrittori indipendenti, cioè che non hanno un editore, il traguardo ambitissimo del milione di copie vendute.

Per la precisione, comunica la libreria online, ha venduto 1milione 10mila 370 copie. Come ha fatto? Usando il Kindle Direct Publishing, il sistema che permette a chiunque di pubblicare i propri scritti su Amazon (vengono distribuiti oltre che sul Kindle anche via iPad, iPod, iPhone, Blackberry, pc, Mac, Windows phones, devices basati su Android).

Particolare non di poco conto, Locke con i suoi libri ha guadagnato 350mila dollari, su un prezzo di vendita di 99 centesimi a copia (per ognuna delle quali lui intasca circa 35 centesimi, secondo quanto prevede il sistema del Kdp).

John Locke è un sessantenne americano nato a Louisville, nel Kentucky, che fino a due anni fa faceva l’assicuratore. Mestiere che evidentemente gli ha fornito un’esperienza di vendita e marketing che si è rivelata fondamentale per la sua attività di scrittore. In due anni ha sfornato nove titoli, cimentandosi fra l’altro in un genere molto ben presiadiato come quello delle crime stories. Uno dei suoi libri, “Saving Rachel”, è finito fra i bestseller del New York Times. E ora propone l’ultima fatica, dal titolo emblematico: “Come ho venduto un milione di ebook in cinque mesi”. 

Russ Grandinetti, vicepresidente di Kindle Content, definisce “eccitante” il fatto che uno scrittore che si auto-pubblica abbia raggiunto una pietra miliare come il milione di vendite. Il Kindle Direct Publishing è il “miglior amico che uno scrittore possa avere” aggiunge lo stesso Locke.
L’industria degli ebooks è particolarmente florida negli Stati Uniti, dove conta per il 10% delle vendite, e registra costanti milgioramenti in altri paesi come la Gran Bretagna (mentre in Italia siamo intorno allo 0,1%).

Gli ebook spesso sono edizioni digitali di libri esistenti sul mercato anche in edizione cartacea, o comunque di autori che hanno un editore. Ma permettono anche l’autopubblicazione. Un altro esempio di autore che ha avuto successo con questo sistema è Amanda Cocking, che ha venduto 280mila copie, sempre con Amazon.

Ma come si dice non è tutto oro ciò che luccica. Una recente inchiesta di Reuters mette in luce l’esistenza di un vero e proprio mercato pirata, che danneggia in primis gli scrittori. Esistono infatti titoli che in realtà nascondono una “brutta copia” di un vero romanzo, che viene un pò cambiato, riformattato, rititolato, e il gioco è fatto.

È recente il caso di Shayne Parkinson, autrice neozelandese di romanzi storici, che ha trovato il suo lavoro d’esordio “Sentence of Marriage”, in vendita proprio su Amazon con un altro titolo. E ci sono i cosiddetti “Private label rights”, che permettono di acquistare online un testo per una cifra molto bassa e poi riformattarlo e rivenderlo. Esistono addirittura dei manuali che insegnano come pubblicare da 10 a 20 testi al giorno senza scrivere una parola.

Una sorta di “lato oscuro” del mercato, di fronte al quale secondo molti esperti editori e distributori devono attrezzarsi. Smashwords, editore e distributore di ebook americano, fa una serie di controlli, manualmente, sui testi prima di pubblicarli.