Ngn, accordo raggiunto. Obiettivi al 2020

di Lorenzo Gennari

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Al tavolo tecnico sulle nuove reti è stato raggiunto un accordo in base al quale è stato stabilito che, entro il 2020, il 50 per cento delle famiglie italiane godrà di una connessione ad Internet a 100 Megabit al secondo

Il viceministro alle comunicazioni, Paolo Romani, ha illustrato, in una nota, il modello infrastrutturale di base che dovrà essere punto di riferimento dell’attività che Governo, Enti locali e operatori prevedono di sviluppare congiuntamente.

«Tale modello è volto ad assicurare la massima armonizzazione con le infrastrutture esistenti – ha specificato il viceministro in un comunicato – Allo scopo, la prossima settimana avvieremo, tramite una consultazione pubblica, un veloce e accurato censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni».

«Questo atto è propedeutico all?identificazione delle aree oggetto di intervento – ha proseguito Romani – secondo il modello su cui oggi è stato trovato l?accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale. Il modello sarà presentato anche agli operatori medi e piccoli, che convocheremo la prossima settimana, i quali hanno già manifestato al gruppo tecnico un concreto interesse a partecipare al progetto».

Tale piano, secondo Romani, permetterà al sistema Paese di raggiungere gli obiettivi definiti dall’Agenda Digitale europea ovvero che entro il 2020, il 50 per cento degli utenti domestici italiani ed europei abbia attivato abbonamenti per servizi con velocità superiore ai 100 Megabit al secondo.

Eppure, a distanza di più di un anno dallo stanziamento di circa 800 milioni, proprio per la diffusione delle risorse di banda larga, dopo una lunga serie di tagli e “congelamenti” della somma, quel che rimane come investimento per l’abbattimento del digital divide è esattamente un ottavo della cifra stabilita inizialmente, palesemente insufficiente a risolvere il problema infrastrutturale nel nostro Paese e, anzi, forse idoneo ad acuire le disuguaglianze tra zone metropolitane e zone rurali.

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