SPID e servizi anagrafici online: rischi per la privacy

di Redazione PMI.it

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Con SPID e codice fiscale si accede ai documenti anagrafici di terzi, anche senza il loro consenso: privacy a rischio, normativa da rivedere.

In possesso di SPID e codice fiscale, è possibile accedere ai servizi anagrafici di alcuni Comuni e richiedere un certificato non solo per sé ma anche per altre persone, purché siano collegate all’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente. Sebbene la possibilità di chiedere certificati di terzi sia stata legittimata con una norma che risale al 1989, oggi sono numerosi i Comuni che applicano questa regola anche per la consultazione in modalità digitale (7.348 in tutto).

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Come sottolinea “Il Sole 24 Ore”, anche Milano appartiene a questo gruppo di amministrazioni: entrano nei servizi online del Comune con la propria Identità Digitale, si accede facilmente ai certificati di residenza, agli stati di famiglia e altri documenti anagrafici semplicemente inserendo il codice fiscale di una persona, facilmente reperibile conoscendo data e luogo di nascita.

È sempre “Il Sole 24 Ore” a riportare il commento di Alessandro Francioni, dirigente per i servizi di agenda digitale, prossimità al cittadino e semplificazione del Comune di Bergamo:

La norma nasce per dare certezza a determinate azioni giuridiche o amministrative, che richiedono la necessità di risalire alla persona che le ha compiute.

Si tratta di un’opportunità che mette davanti a diverse problematiche relative alla privacy, infatti la persona della quale si richiedono i documenti non è viene messa a conoscenza di eventuali richieste inoltrate da terzi. Secondo Francioni, ad esempio, si potrebbe attivare un servizio di alert che per avvisare un individuo nel momento in cui altri chiedono un suo certificato.

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