Assenteismo in Parlamento, iniziative hi-tech

di Lorenzo Gennari

scritto il

I parlamentari assenteisti finiranno sul Web e i cosidetti "pianisti" dovranno fare i conti con la mappatura biometrica. La trasparenza finalmente interessa anche i politici

L’ufficio di presidenza della Camera ha deciso di portare avanti l’ipotesi, formulata dal deputato del Pdl Gregorio Fontana, di pubblicare su Internet i dati sulle presenze alle votazioni di tutti i deputati. L’Onorevole Fontana non è nuovo a questo genere di proposte; nonostante l’idea sia poi tramontata aveva appunto sostenuto, tempo fa, l’introduzione della multa per i deputati del centrodestra che non partecipano alle votazioni.

Le novità alla Camera, sul fronte della trasparenza, non si esauriscono qua. Da febbraio infatti la vita per i cosidetti “pianisti“, i parlamentari sorpresi a votare per sé e per altri utilizzando il sistema elettronico degli scranni appartenente ai colleghi, quando questi si siano allontanati, sarà più dura.

L’ufficio di presidenza di Monteciorio ha fissato le tappe che porteranno l’aula, entro la fine del mese di febbraio del nuovo anno, a dotarsi di terminali per il voto attivabili unicamente con l’impronta digitale del deputato, la cui “mappatura biometrica” troverà corrispondenza nel microchip contenuto nella tessera inserita nel banco. Nessun problema per la privacy del singolo parlamentare, che verrà identificato sulla base di una serie di punti (dai 15 ai 30, detti “minuzie”) e non sull’effettiva rilevazione dell’impronta.

Il progetto risale allo scorso luglio, ma in questi giorni, su impulso del presidente Fini, sono stati definiti i tempi di applicazione. Tre le fasi previste: la verifica in laboratorio, già dalla prossima settimana, di un prototipo del terminale; l’installazione in aula, a partire dalla seconda settimana di dicembre; sette giorni consecutivi di collaudo, infine, durante le votazioni.

Un simile meccanismo di voto è già in uso nei Parlamenti di Messico, Brasile e Albania. Da noi il costo stimato è intorno ai 450 mila euro, poco più di 700 euro a deputato.

In discussione, ma senza scadenze prefissate, anche l’ipotesi di concentrare i lavori della Camera in tre settimane al mese, lasciandone una libera nella quale il deputato possa gestire il rapporto con l’elettorato.