Voto elettronico “verificato”? Solo più complicazioni…

di Claudio Mastroianni

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L'accusa viene da uno studio americano, secondo il quale la combinazione di voto elettronico e ricevute cartacee non aumenterebbe la sicurezza ma porterebbe a nuovi rischi

Rilasciare una ricevuta stampata per ogni voto elettronico effettuato dai cittadini? Sarebbe solo una complicazione in più, e non aumenterebbe di molto l’affidabilità della consultazione.

Un’affermazione che arriva dritta dalla statunitense Information Technology and Innovation Foundation in un recente report, in relazione alla proposta di affiancare una tradizionale certificazione stampata al più moderno voto telematico.

L’utilizzo del “voto elettronico” in Italia è in sperimentazione ormai da alcuni anni, alla ricerca di un’alternativa alla classica preferenza per iscritto. Ma la sua introduzione viene portata avanti ad un livello più avanzato anche in altri paesi come Brasile, India e gli stessi Stati Uniti, dove però vengono sollevati dubbi sull’effettiva affidabilità del sistema.

A destare maggiori preoccupazione sarebbe la possibilità che i sistemi informatici restino vittima di bug, malfunzionamenti, incidenti o errori di programmazione, invalidando così la consultazione popolare.

Ma l’ITIF non concorda con la soluzione proposta per ovviare al problema: lungi dal risolverlo, infatti, il voto “certificato” «previene l’uso di tecnologie innovative, che possano offrire agli elettori maggiore sicurezza, trasparenza e affidabilità».