Graphic Design: la storia dell’advertising

di Anna Nosari

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Gli albori della pubblicità raccontati da quasi duecento manifesti di inizio '900, in mostra al Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo.

Risale alla fine del 1800 la prima corporate image, l’immagine coordinata aziendale progettata dal belga Henry van de Welde per gli alimentari Tropon, seguito, qualche anno dopo, da Peter Behrens. L’AEG, azienda elettrica tedesca, assume nel 1907 Behrens come consulente artistico e lo incarica di creare la veste grafica dell’azienda, dal logo alla pubblicità, facendolo così diventare il primo industrial designer della storia.

Ma l’inizio della raffinata arte dell’advertising, che avrebbe toccato decenni più tardi ogni aspetto della vita quotidiana, è da far risalire ai primi anni Novanta del diciannovesimo secolo, con la comparsa e la diffusione di tecniche di stampa industriale.

Molti importanti artisti contribuiscono a dare ai primi manifesti pubblicitari la loro particolare impronta, a partire da William Morris e dal movimento Arts and Crafts, con il loro tentativo di tornare ai metodi di lavorazione artigianali dei laboratori medievali, al parigino Jules Chéret, fino a Henri de Toulouse-Lautrec e Pierre Bonnard, che disegnano spettacolari poster, entrando a far parte di un fenomeno chiamato, in Francia, “Affichomanie”.

Verso la metà degli anni Novanta Aubrey Beardsley e Alphonse Mucha pongono le basi dell’Art Nouveau, con i suoi criteri di bellezza ideale e di armonia, stilizzate fino a diventare eleganti motivi ornamentali. L’astrazione raggiunta da questa tendenza decorativa contrasta con l’obiettivo estremamente pragmatico di manifesti promozionali e affiches, nobili antenati della pubblicità dei giorni nostri.

Ed è così che, a cavallo tra due secoli, gli architetti e designer van de Velde e Behrens trasformano la commercial art in design professionale, arrivando nel giro di pochi anni a creare innumerevoli layout per locandine, copertine di libri, manifesti e molto altro.

Un ruolo da leader nel settore è occupato dalla Germania, con creativi come Ludwig Hohlwein, Lucian Bernhar, Walter Tiemann e Emil Rudolf Weiss, mentre Edward Johnston lavora in Inghilterra e Leonetto Cappiello in Francia.

A partire dal 1905 nascono le prime agenzie pubblicitarie, negli USA e in Germania, ponendosi come referenti autonomi per le aziende, offrendo i propri servizi indipendentemente dalle tipografie o dalle case editrici ed impiegando molti giovani graphic designer, che cominciano a dare un loro tocco individuale e ben riconoscibile.

Un pezzo importante di storia della pubblicità – che arriva fino ad oggi, procedendo in parallelo agli sviluppi dell’arte europea del XX secolo, dall’Art Nouveau fino alla Secessione viennese, dall’Espressionismo all’Art Decò, per arrivare al New Advertising americano – viene raccontata dalla mostra Graphic Design in Art Nouveau, presentata dal Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo.

Il ruolo del graphic design in ogni aspetto della vita quotidiana, oggi indiscusso, viene ripercorso per la prima volta grazie a questa esposizione, che parte dalle origini dell’advertising per esplorarne evoluzione e sviluppo, dalle più semplici brochures, presenti in ogni azienda, al grande manifesto per esterni, dai differenti mass media fino a internet e alla pubblicità online.

Sono 180 i pezzi presentati, tutti di grande valore, storico e artistico, selezionati dalla ricchissima collezione di commercial art del museo, che comprende oltre 15.000 poster, cartoline, locandine, manifesti. La mostra, inaugurata il 20 maggio e aperta fino al 28 agosto, è accompagnata da un corposo catalogo, che offre un’ampia panoramica sugli sviluppi internazionali dell’advertising, con la biografia di circa 200 tra i più importanti graphic designer di ogni epoca.