Il 18 gennaio i “big” di Internet si spengono per protesta?

di Andrea Boscaro

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Negli Usa, un progetto di legge volto a mettere limiti alla libertà del web potrebbe portare allo spegnimento pro tempore di importanti siti Internet.

Il 18 gennaio potrebbe aver luogo il più grande black-out di Internet con lo stop da parte di giganti come Google e Twitter, Linkedin e Youtube per protestare contro il SOPA, lo Stop Online Piravy Act, una proposta di legge al momento oggetto di un forte dibattito negli Stati Uniti e che ha come oggetto la tutela del diritto d’autore e la lotta contro la contraffazione su Internet.

Il tema è complesso e sfaccettato ed è da sempre al centro della difficile tensione fra i grandi produttori di contenuti media e le piattaforme protagoniste del Web: anni fa aveva raggiunto un equilibrio con il Digital Millennium Copyright Act che ancora oggi regola la sospensione di quel contenuto che, ex post, è indicato come lesivo del diritto d’autore da parte del titolare. Con questo strumento, YouTube può continuare a erogare video fintantoché non viene sollecitata a rimuoverli su istanza del proprietario.

Con questo provvedimento invece il rischio che le principali piattaforme di condivisione dei contenuti non possano più continuare a svolgere il ruolo a cui siamo abituati perché soggette ad un controllo preventivo dei contenuti e più in generale ad un impoverimento dei contenuti stessi a seguito del pericolo che corrono gli stessi utenti che li caricano. Anche strumenti come Paypal potrebbero soffrirne perché ritenute tecnologie abilitanti di potenziali soggetti che ledono diritti d’autore altrui.

Premesso che, come sempre accade, coloro che effettivamente vogliono sfruttare la violazione del diritto d’autore con intenti criminali hanno la possibilità di agire con massicci cambiamenti di account, il provvedimento non coglie gli insegnamenti del mondo della musica.

ITunes ha dimostrato come uno strumento che offra servizi utili agli utenti (comodità di accesso alle tracce musicali, informazioni accessorie, …) possa costituire l’equilibrio necessario fra la presenza digitale del mondo della musica e il rispetto di un modello sostenibile per i produttori dei contenuti. Oggi le piattaforme di distribuzione digitale rappresentano un terzo dei ricavi musicali, a tutto vantaggio dei consumatori e della loro libertà di scelta.

Senza approfondire il valore per l’innovazione di un sistema e di una società rappresentano dall’accesso alle informazioni, non possiamo che attendere con trepidazione il 18 gennaio per capire come evolverà un tema delicato anche per l’Italia e per l’economia digitale.