Per gestire la crisi ecco il Turnaround manager

di Lelio Simi

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Anche nel nostro Paese decolla una nuova figura professionale adatta a gestire i momenti di crisi e avviare nuovi progetti

Per le aziende che vogliono affrontare i problemi e cercare di risolverli, senza esitare nell’attesa di una ripresa economica che tarda ad arrivare o sperare in soluzioni che risultano spesso essere dei palliativi come, ad esempio, l’ingresso di un nuovo socio c’è una nuova figura professionale che, anche in Italia, potrebbe affermarsi sempre più. Stiamo parlando del Turnaround manager che fa della gestione del cambiamento, della flessibilità e del lavoro per obiettivi i propri punti di forza.

Un fenomeno certamente accelerato dalla crisi, dicono gli esperti, che sta facendo sempre più emergere le professionalità legate a un settore come le ristrutturazioni aziendali. Una tendenza che viene confermata anche in una indagine condotta da eFinancialCareers – società per la ricerca di professioni nei settori dell’investment banking, asset management e securities – che ha rilevato come, per la gestione della ristrutturazione delle aziende in crisi, stia decollando questa nuova professionalità rispetto ai tradizionali incarichi a studi professionali o società di consulenza.

Una soluzione concreta e pragmatica o la carta della disperazione? «Le ragioni – spiega a commento della ricerca di eFinancialCareer Carlo Caporale, senior manager di Robert Half International una delle più importanti società di recruitment specializzato – sono da ricercare, da un lato nell’aumento delle operazioni di ristrutturazione di aziende anche di grandi dimensioni, dall’altro nella difficoltà di reperire sul mercato competenze e expertise specifiche per la gestione di un processo di risanamento aziendale».

Insomma, la crisi fa paura e obbliga le aziende a rivedere e rinnovare le proprie strategie: secondo uno studio di Standard & Poor’s intitolato “Leveraged Buyouts Are Fueling Surging Defaults In Western Europe”, fino al 29% delle società europee con rating speculativo potrebbero andare in default entro il 2010.

Il turnaround manager è utile dunque soprattutto quando è necessario saper affidare la guida della fase di cambiamento aziendale a una professionalità con idee innovative e capacità nell’avvio di nuovi progetti. Ma a quali caratteristiche deve rispondere questo nuova figura di manager? Normalmente – spiega ancora Caporale – «è un professionista senior, con una cultura finanziaria rigorosa e forti doti sia relazionali che negoziali». Dato il ristretto campione di manager operanti in questo ambito, è difficile fare una stima della loro retribuzione. Tuttavia la quota maggiore della remunerazione è prevalentemente di natura variabile, poiché legata al raggiungimento degli obiettivi, individuati nei parametri e indicatori della salute dell’azienda».

Il turnaround manager viene quindi impiegato in azienda per un periodo che varia dagli 8 ai 12 mesi, a secondo della complessità dell’intervento, e guadagna mediamente più di un manager normale (deve ovviamente mettere in conto la risoluzione del contratto).

«Le competenze ritenute più rilevanti per un consulente in materia di ristrutturazioni aziendali – rivela Tma Italia, l’organizzazione che raggruppa i professionisti della ristrutturazione aziendale in una indagine svolta a inizio anno tra i propri associati – il 76% degli esperti indica quelle gestionali e il 24% quelle finanziarie. Tuttavia sarà proprio la finanza il fattore più critico con cui, secondo gli intervistati, dovranno confrontarsi nel corso del 2009 i professionisti in ristrutturazioni: lo sostiene il 53% degli esperti, contro un 28% che considera il management il fattore più critico, mentre solo un 7% che indica il contesto giuridico come il più ostico».

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