Ancora uno stop agli stipendi d’oro?

di Chiara Basciano

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Diminuire ancora il divario tra stipendi dei manager e dei dipendenti è l'obiettivo dei giovani svizzeri scesi in campo

La Svizzera continua la sua battaglia contro i super stipendi dei manager, cavalcando l’onda del referendum del 3 marzo. Dopo la vittoria, col 68% dei votanti che ha appoggiato l’iniziativa di Thomas Minder, piccolo imprenditore di Sciaffusa, vietando alcuni tipi di compensi, compresi i bonus milionari, la Gioventù Socialista Svizzera non lascia tregua.

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Stavolta la campagna punta a far sì che il dipendente più pagato di una società, sia essa pubblica o privata, non potrà percepire uno stipendio che sia più di 12 volte maggiore di quello del lavoratore meno pagato della società stessa. “1:12” è quindi il nome di questa nuova battaglia che dovrebbe portare ad un nuovo referendum per il 24 novembre. Eppure per ora i sondaggi mostrano un testa a testa tra favorevoli e contrari all’iniziativa, nonostante la GSS abbia messo in luce situazioni limite, come il rapporto di 1:194 tra lo stipendio di Andrea Orcel, uno dei dirigenti della società di servizi finanziari UBS, e quello di un comune dipendente della stessa.

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Anche per il referendum del 3 marzo si era puntato a “svelare” gli stipendi d’oro e lo stratagemma aveva avuto facile successo. In quella occasione avevano suscitato clamore le somme guadagnate da Severin Schwan, boss della Roche, con 12,5 milioni di franchi, da Paul Bulcke della Nestlé, con 11,2 milioni, o da Ernst Tanner, capo del gruppo cioccolatiero Lindt, con 10 milioni.