Energy Manager nella PA, questi sconosciuti

di Teresa Barone

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Sono ancora troppo pochi gli Energy Manager attivi nella Pubblica Amministrazione: 144 su 1531 nel 2013. Il report Fire-Enea.

Degli 1531 Energy Manager nominati in Italia nel corso del 2013 solo 144 hanno lavorato all’interno delle Pubbliche Amministrazioni: il settore pubblico mostra quindi uno scarso interesse verso questa figura manageriale, ancora poco valorizzata.

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Questo è quanto si apprende dal rapporto relativo al 2013 stilato dalla Fire, la federazione italiana per l’uso razionale dell’energia, in collaborazione con l’Enea. Secondo il report “Evoluzione del ruolo degli Energy Manager in Italia e statistiche sulle nomine“, infatti, si legge come gli incarichi affidati agli Energy Manager dagli enti pubblici italiani siano una stretta minoranza rispetto alle nomine stimate in ambito privato, e questo nonostante l’interesse delle aziende verso il risparmio energetico sia in crescita.

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La nomina di un Energy Manager, infatti, è obbligatoria per le aziende che consumano 10mila tep (tonnellate equivalenti a petrolio) così come per gli enti pubblici e i soggetti del terziario che consumano mille tep, in pratica anche per i Comuni che superano i 10mila (o 15mila) abitanti (legge n.10 del 9 gennaio 1991).

Stando ai dati rivelati dal rapporto, inoltre, il ruolo degli Energy Manager è in crescita per il 63% degli interpellati, mentre il 60% sottolinea la crescente impatto di questo professionista sulle decisioni aziendali.

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È sempre il documento a rivelare, infine, l’insufficienza dell’utilizzo dei Sistemi di gestione dell’energia (Sge), mentre un maggiore interesse sembra riguardare l’adozione degli strumenti di monitoraggio EnPi (Energy Performance Indicator).