Niente carriera dopo il primo figlio

di Teresa Barone

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Fotografia del lavoro femminile in Italia, tra problemi di conciliazione dei tempi e differenze retributive.

Lavoro e maternità, equilibrio tra carriera e famiglia, differenza retributiva tra i due sessi in tutti i livelli professionali, dirigenti compresi: il recente studio promosso dalla Uil coinvolge tutte queste tematiche, offrendo un quadro completo della situazione nazionale.

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Presentato nel corso del convegno “Possiamo permetterci un figlio?”, organizzato con il Coordinamento Pari Opportunità, lo studio rivela come le difficoltà economiche e gli ostacoli culturali rappresentino ancora un freno per le donne che vogliono diventare mamme.

Secondo le percentuali illustrate, quasi una donna su quattro (22,3%) occupata all’inizio della gravidanza non vanta più questa condizione dopo la nascita del primo figlio. Segno evidente di una criticità che riguarda le esigenze di conciliazione, come si legge nello studio:

«Questa difficoltà nella conciliazione è confermata dalla scarsa attenzione dello Stato, che ad oggi spende appena l’1,4% del PIL per famiglia e maternità, contro il 2,1% della media europea con il record della Danimarca pari al 3,7 % della spesa. Nel nostro Paese abbiamo bisogno sia di buone leggi, sia di buone pratiche che promuovano una nuova cultura della conciliazione come “condivisione di responsabilità della genitorialità”. Anche l’ultimo intervento del Jobs Act in materia di conciliazione, è purtroppo simbolico.»

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Per quanto riguarda le disparità tra uomo e donne in tema di stipendi e qualifiche, da una elaborazione Uil su dati Inps emerge un netto gap nelle qualifiche di dirigenti e quadri: 100.572 dirigenti uomini contro solo 18.390 dirigenti di sesso femminile, per una retribuzione media annua che varia dai 141.147 euro per i primi a 112.348 per le colleghe donne.

Solo nella richiesta del part-time, invece, le donne manager mostrano un dato superiore: un 3,1% contro l’1,1%.