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Iab Forum tra WiFi libero, viral marketing, social media e pubblicità online: ma l’Italia resta dietro…

di Noemi Ricci

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Si è parlato dei risvolti futuri della pubblicità online durante la prima giornata dello Iab Forum, ma anche dei WiFi libero, con la richiesta di abolire il Decreto Pisanu, e di contenuti digitali a pagamento

Si è conclusa con successo la prima giornata dello Iab Forum 2010 con l’avvicendamento di numerosi protagonisti, che si sono confrontati su temi caldi per il Marketing 2.0, dai video interattivi alle inserzioni per rete mobile e i contenuti digitali a pagamento, dalle prospettive della pubblicità su Internet all’appello per il WiFi libero. Il Web, si sa, rappresenta il futuro del business e del marketing…

Ci credono in molti stando ai dati presentati dal Presidente di IAB Italia Roberto Binaghi: 1000 milioni di euro investiti in pubblicità online, per una quota di mercato sul totale della pubblicità in Italia dell’11%, un tasso di crescita del +15% annuo e una previsione per fine 2013 del +50%.

Un andamento nettamente superiore a quello di spot in TV e inserzioni pubblicitarie su carta stampata (per i quali si prevede un +3,2%), ottenuto grazie al successo dei banner (anche video), della pubblicità nei social media, delle inserzioni sui dispositivi mobili di ultima generazione, dei video virali che riproducono i messaggi delle aziende.

L’Italia deve però continuare a crescere, perché oggi si assesta tra gli ultimi posti in quanto a share del mercato pubblicitario, dietro a Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Per colmare il gap è necessario risolvere i problemi infrastrutturali, rendere la banda larga capillare sul territorio, anche mediante l’incremento dei punti di accesso wifi in Italia oggi 4.000, contro i 75.000 degli Stati Uniti, i 30.000 della Francia e i 28.000 del Regno Unito.

Proprio di WiFi, e più in particolare di WiFi libero, si è parlato al Mic (Milano Convention Center) di Fieramilanocity, con il rinnovato appello di abrogare il Decreto Pisanu, ovvero che questo non venga prorogato ulteriormente.

Per quanto riguardala situazione dell’editoria digitale e l’annoso dilemma sul distribuire o meno i contenuti a pagamento, Chris Anderson di Wired suggerise agli editori il cosiddetto modello “freemium” che prevede una base di contenuti gratuiti di primo livello, seguita da contenuti più profondi e a pagamento.