ACTA e proprietà intellettuale: decide la Corte di Giustizia

di Tullio Matteo Fanti

scritto il

Pausa di riflessione per il discusso ACTA, in attesa di verdetto da parte della Corte di Giustizia Europea, che dovrà valutare se il testo lede in qualche forma i diritti fondamentali in tema di libertà.

Continua il sofferto iter di approvazione del trattato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) volto a contrastare la contraffazione: il dubbio di molti è che l’attuale versione dell’ACTA possa in qualche modo ledere diritti fondamentali quali la libertà di espressione e di informazione o la protezione dei dati e la proprietà intellettuale, portando con sé un pericoloso bavaglio alla libertà di espressione e riservatezza degli internauti.

Sul testo dell’ACTA pende ora il verdetto della Corte di Giustizia Europea: lo ha annunciato il Commissario europeo Karel De Gucht con l’intenzione di dissipare dubbi e polemiche sul testo.
«Abbiamo intenzione di chiedere alla più alta corte europea di valutare se ACTA è incompatibile – sotto qualunque forma – con i diritti fondamentali europei in tema di libertà», ha dichiarato De Gucht.

Si tratta di un segnale significativo nell’iter di approvazione di un trattato siglato dalla stessa Unione Europea e che sarebbe potuto essere ratificato “alla cieca”; evidentemente le numerose proteste e polemiche di questi mesi non potevano più essere sottovalutate.

Come affermato infatti dallo stesso De Gucht, «portare ACTA alla Corte di Giustizia rappresenta un passo dovuto; il dibattito deve essere basato sui fatti e non sulla disinformazione o sui rumor che sono scaturiti dai media sociale e dai blog nelle recenti settimane».

D’altro canto, la Commissione Europa non ha mancato di sottolineare la validità del testo e l’inutilità della polemica che la circonda: «ACTA non cambierà nulla su come oggi usiamo Internet e i social media – poiché non introduce nuovi ruoli. ACTA non censurerà i siti web o provocherà la loro chiusura; ACTA non ostacolerà la libertà di Internet o di parola».