Web 2.0 in ufficio, sempre più diffuso

di Noemi Ricci

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Secondo l'ultimo rapporto Forrester, gli strumenti Web 2.0 si stanno consolidando sempre tra i professionisti IT, vincendo l'iniziale diffidenza grazie al loro potenziale

Un nuovo rapporto Forrester conferma il crescente interesse da parte delle aziende nell’adozione di tecnologie Web 2.0 come blog, wiki e reti sociali.

Fino ad ora, tali strumenti erano spesso utilizzati da quegli utenti business che preferivano alle tradizionali applicazioni enterprise quelle più propriamente consumer. Ora, però, il trend si sta livellando.

Il sondaggio Forrester è stato condotto tra i professionisti IT di 262 imprese, dei quali il 63% ha dichiara di vedere il Web 2.0 come una tecnologia con un moderato o notevole impatto sul business.

Questo è una novità, poiché fino a pco tempo fa venivano invece viste come un’ostacolo, una perdita di tempo a scapito delle attivitrà lavorative più tradizionali.

Secondo Oliver Young – analista Forrester e co-autore del report – ciò sarebbe probabilmente dovuto ad un problema di “reputazione” del Web 2.0 nel settore IT: se finora si associavano i social networking solo a MySpace e Facebook e i wiki a Wikipedia (percependoli come soluzioni per privati e non per le imprese) ora ci si sta ricredendo.

Oggi, infatti, i professionisti IT sembrano aver cambiato idea divenendo essi stessi utenti 2.0, come rivelato dal survey.

Circa il 35% è solito utilizzare blog e il 59% ha una buona familiarità con questi strumenti. Rispetto alle altre tecnologie vengono rilevate tendenze analoghe: il 46% ha familiarità con iò social networking e il 38% ne fa uso; per wiki le percentuali sono rispettivamente del 32% e 43%; per il podcast 53% e 34%; per gli RSS 31% e 34%.

Nel sondaggio, infine, il 79% degli intervistati si dichiara attento ai rischi di introduzione in azienda – da parte dei dipendenti – di tecnologie non autorizzate. Tuttavia, secondo Young è necessaria maggiore autorità da parte delle imprese, nel dare ai propri dipendenti i giusti strumenti Web 2.0 che non mettano a rischio l’impresa e le sue infrastrutture.