Tratto dallo speciale:

Il Covid ridisegna il lavoro: modelli organizzativi e trend

di Redazione PMI.it

scritto il

Il Coronavirus ha dato una spinta all'adozione dello smart working, non tutti però puntano a renderlo permanente: modelli operativi a confronto.

Il periodo di lockdown, che l’emergenza Coronavirus ha reso necessario nel suo momento di maggiore picco, ha portato le aziende e i professionisti a dover improvvisamente ripensare il proprio modo di lavorare, sfruttando al meglio le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

Questo periodo è servito a molti per toccare con mano lo smart working e diverse realtà, apprezzandone i vantaggi, hanno iniziato a pensare di adottarlo in modo permanente, almeno per buona parte della forza lavoro.

Una decisione che però rende necessario riprogettare con precisione i processi di lavoro in ottica smart, soprattutto dal punto di vista della sicurezza informatica. Ecco perché c’è anche chi preferisce tornare alla “normalità” non appena possibile.

Vediamo alcuni modelli operativi di aziende che stanno ridisegnando la propria gestione del lavoro post Covid.

Leonardo: home working

Per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19, contribuendo a ridurre il rischio di contagio, Leonardo – gruppo attivo nell’aerospazio e nella difesa – rivedrà nell’immediato i propri modelli di lavoro in ottica smart working, pur senza puntare a mantenere questo modello in modo permanente. A rivelare i piani dell’ex gruppo Finmeccanica è stato l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo.

Abbiamo capito che sarà fondamentale non avere le persone permanentemente al lavoro a distanza, quindi ci attrezzeremo per avere una modalità di smart working temporaneo.

All’atto pratico, spiega Profumo:

Significherà cambiare radicalmente tutto il nostro assetto degli uffici, abbiamo calcolato che sarà necessario circa il 30% in meno di spazi.

=> Lavoro agile: potenziale e rischi del digital workplace

Più che di smart working, precisa l’AD di Leonardo, si tratterà di home working:

Prima di diventare smart bisogna cambiare i processi di lavoro.

Per passare allo smart working in modo efficiente e sicuro i processi devono devono essere ben progettati.

Lo smart working aumenta drammaticamente i rischi di sicurezza digitale, perché la superficie attaccabile aumenta in modo spaventoso. Stiamo parlando di connessioni a distanza delle nostre persone, tutte queste connessioni sono potenziali aree di attacco da parte di soggetti malintenzionati. Il numero di attacchi in questo periodo è cresciuto moltissimo, anche grandi aziende hanno avuto degli attacchi, ma è ovvio che bisogna cercare di evitarli perché questo pone a rischio tutti noi.

=> Sicurezza IT: come difendersi nell'era 4.0

Amazon: ritorno in ufficio

In controtendenza con gli altri colossi del web e a tantissime aziende di tutto il mondo, Amazon si prepara a dire stop allo smart working partito a gennaio 2020 e prepara 3.500 nuove postazioni di lavoro, negli USA (New York dove ha acquistato un intero edificio, Phoenix, San Diego, Denver, Detroit e Dallas), per un investimento complessivo di 1,4 miliardi di dollari.

I colossi web

Tra le aziende che si sono dimostrate “contrarie” al lavoro da casa si da inizio pandemia c’è anche Apple, che ha sempre puntato a far tornare i propri dipendenti in sede in modo permanente quanto prima.

=> Smart Working: come ottimizzarlo a lungo termine

Al contrario Facebook ha recentemente annunciato piani di smart working a lungo termine e Twitter ha ufficializzato la decisione di consentire lo smartworking per sempre a tutti i dipendenti che lo richiederanno. Anche Google ha deciso di continuare a far lavorare da casa circa 200 mila fra dipendenti e collaboratori per almeno un altro anno.

I Video di PMI

Smart working: la normativa