ETF in parole semplici: guida all’acquisto, tra vantaggi e rischi

di Redazione PMI.it

Cosa sono gli ETF e come funzionano, quando conviene investire e perchè comprarli o meno, dove monitorare i rendimenti e le statistiche di performance.

Da mesi, il termine ETF è salito agli onori delle cronache finanziare, attirando l’attenzione di molti investitori a fronti di andamenti di mercato di particolare rilevanza, resi peculiari dall’attuale contesto globale. Cerchiamo di spiegare in modo semplice ma esaustivo in cosa consistono e per quale motivo è bene conoscerli approfonditamente prima di valutare un investimento in questa direzione.

Cosa sono gli ETF

L’acronimo ETF sta per Exchange Traded Fund, indicando con questo termine una categoria di fondi comuni di investimento a gestione passiva ma negoziabili in Borsa. In pratica, i propri capitali investiti si sommano a quelli di altri investitori, e servono per acquistare strumenti d’investimento sottostanti, dalle cui performance dipende sostanzialmente il rendimento finale dell’ETF stesso.

In pratica, sono strumenti semplici, che si acquistano facilmente come le normali azioni e prevedono basse commissioni di gestione. Il rovescio della medaglia è che sono molto soggetti alle fluttuazioni di mercato e pertanto richiedono una buona conoscenza dei titoli sottostanti ed una buona propensione al rischio d’investimento.

Come funzionano gli ETF

Gli ETF presentano  caratteristiche mutuate tanto dal mercato dei fondi comuni (perché investono in un paniere di titoli) quanto da quello delle azioni (perchè sono liquidi, esattamente così come i titoli sottostanti), motivo per cui destano particolare interesse ma comportano anche rischi, a fronte di rendimenti potenzialmente molto elevati. Tutto dipende dall’indice di riferimento prescelto.

Il punto chiave del funzionamento degli ETF, infatti, è che dietro a questi strumenti non c’è un gestore vero e proprio che investe in modo consapevole: di fatto, l’andamento del fondo o SICAV è semplicemente il riflesso del rendimento di un indice benchmark. Né più né meno. Ad esempio, se un ETF è indicizzato al FTSE MIB, il suo rendimento sarà identico a quello dell’indice stesso (al lordo delle commissioni).

Esistono tuttavia anche ETF a gestione attiva, dove il gestore adotta il criterio di selezione dei titoli indicato nel prospetto informativo dell’emittente.

Quali tipologie esistono e dove comprarli

L’ordine di acquisto o vendita può essere inviato alla banca o tramite intermediario. Gli Exchange Traded Fund si comprano e vendono sul mercato ETFplus di Borsa Italiana, articolato nei seguenti segmenti:

  1. ETF indicizzati (OICR aperti, il cui indice di riferimento è di tipo obbligazionario o azionario);
  2. ETF strutturati (con o senza effetto leva);
  3. ETF a gestione attiva (obbligazionari, azionari o strutturati);
  4. ETC / ETN (Exchange Traded Commodity / Exchange Traded Note) che replicano materie prime, indici sulle materie prime o indici di valute.

Come si vede, esistono varie tipologie di ETF (Obbligazionari, Equity, Fixed-income, ecc.) che riflettono indici differenti e sono ad esempio legati a specifici settori, ma condividono i medesimi meccanismi di funzionamento.

Prima di investire in un qualunque ETF bisogna dunque leggere attentamente il prospetto informativo, che spiega le caratteristiche del prodotto, la composizione dei rischi e il dettaglio dei costi.

Quanto costano gli ETF

Il prezzo di acquisto è legato ai titoli sottostanti, con soglie inferiori a quelle azionarie.  Non ci sono neanche spese di sottoscrizione e di uscita, soltanto il costo di acquisto in Borsa. Il  costo di gestione (TER – Total Expense Ratio) è dato dalle somma dei costi a carico del Fondo. Adottando una “gestione passiva”, prevedono costi inferiori: in media 0,5% a fronte di un 2% circa che bisogna considerare per un fondo a gestione attiva. La tassazione sui proventi dell’ETF è al 12,5%.

Quali vantaggi comportano

Cos’ come le azioni, gli ETF permettono flessibilità e diversificazione, garantendo trasparenza e liquidità. Acquisto e vendita sono immediati. La soglia minima d’investimento, tra l’altro, è inferiore rispetto a quello per l’acquisto delle singole azioni che compongono l’indice stesso. Il lotto minimo di negoziazione è pari a 1 azione/quota di ETF. Infine, molti ETF distribuiscono periodicamente anche dei dividendi. Motivo per cui fanno gola ai piccoli risparmiatori.

Quali rischi valutare

Se guardiamo agli aspetti della trasparenza, il riferimento è quello dei meccanismi di Borsa, se guardiamo alla sicurezza il riferimento è quello dei fondi: il patrimonio resta separato e viene rimborsato in caso di fallimento della società che vi sta dietro. Tutto semplice allora? Sì e no. La volatilità è il nemico numero uno degli ETF. In periodi di incertezza finanziaria come quelli attuali, le fluttuazioni comportano un incremento dei rischi connessi all’investimento.

Inoltre, riflettendo un determinato indice, che di per sé spesso è condizionato dall’andamento economico-finanziario di un Paese o di un settore, in periodi come quello attuale comporta rischi non indifferenti.

Quanto rendono gli ETF

Sul sito di Borsa Italiana è possibile analizzare i rendimenti statistici degli ETF ed in particolare:

  • scambi in tempo reale, con indicazione dei titoli più scambiati
  • NAV (valore ufficiale) degli ultimi 30 giorni;
  • perfomance mensile rolling con aggiornamento settimanale;
  • Osservatorio ETF
  • dividendi dell’anno e negli anni precedenti;
  • spread per classi d’investimento;
  • statistiche mensili del mercato ETFplus e dati settimanali sui volumi di negoziazione.
  • statistiche di dettaglio per i singoli strumenti.

Per trovare l’elenco degli ETF è possibile utilizzare il motore di ricerca disponibile su Borsa Italiana.